|
|
|
|
|
home page Link Redazione Archivio Editoriali Documenti Speciali IpseDixit Lettere Incontri&Iniziative Interviste |
|
04/12/2006 Questo articolo non rappresenta necessariamente il pensiero dell'intera redazione. |
|
Leggi i commenti dei lettori e le risposte...
Una critica alle premesse e alla metodologia del DVD Uccidono La Democrazia di Roberta Anguillesi e Marco Ottanelli
Ci spiace moltissimo per la contestazione del reato a Deaglio, ed esprimiamo a lui e a Diario tutta la nostra solidarietà. Riteniamo che la ricerca della verità che voglia passare attraverso accuse e processi non sia il più fulgido modo di far del bene alla democrazia italiana. Però, lasciatecelo dire, noi alla tesi del broglio, non abbiamo mai creduto. Non a questa tesi, non a questo film, non alle sue premesse e non alle sue conclusioni. Da giorni, annaspando nella non sempre lineare rete informatica delle amministrazioni pubbliche, stiamo raccogliendo dati per compararli con quelli del famoso DVD. E abbiamo trovato alcune sorprese. In poche parole, il film di Diario si basa su alcune presunte verità e sulla loro concatenazione causa- effetto: 1) quella dell'11/12 aprile fu una notte "strana" 2) le schede bianche sono state pochissime, non sono mai calate nella storia della Repubblica. 3) le schede bianche sono state troppo poche rispetto al 2001 4) sono state in percentuale uniforme ovunque Ergo, ipotizzano gli autori, è intervenuto un programmino maledetto che al Viminale ha trasformato i dati "buoni" sulle bianche (che giungevano dalle prefetture e dai comuni e dalle corti di appello) in voti a Forza Italia. Tutto ciò però è altamente opinabile. 1) Di notti strane ne abbiamo vissute molte, e di ribaltamenti di risultati pure: il referendum sul "maggioritario avanzato" , dato per vinto fino a tarda notte con una valanga di voti, risultò invalidato quando-improvvisamente- Cesara Bonamici annunciò in diretta che non era stato raggiunto il quorum. 2) le schede bianche sono state molto poche. Vero. Ma ciò non vuol dire NULLA in termini di validità del voto, se non che gli italiani hanno appunto votato. Dovrebbe essere un segno di "maturità e partecipazione", o di calo di una forma di protesta e disaffezione, ed invece, pare sia diventato una disgrazia. A nostro avviso, fra le migliaia di concause, c'è sicuramente la legge elettorale proporzionale, che, come dovunque, registra sempre un numero di voti validi maggiore rispetto al maggioritario. Per dirla in altre parole, le schede bianche hanno sempre oscillato, crescendo e decrescendo, nel corso dei decenni, mantenendosi però sotto il 3%. NON E' VERO che non sono mai scese. Lo ripetiamo: hanno oscillato. Nel 1946 furono pochissime, lo 0,6% , poi salirono attorno al 2% nei decenni successivi, per riscendere all'1,6% nel 1976. Nel 1983 arrivarono al 2,4%, ma nel 1987 riscesero ancora, all'1,9%. Per giungere al 1992, ultimo anno in cui si votava con il proporzionale semplice, quando, in piena tangentopoli, le bianche furono il 2,1% del totale. E' con il maggioritario all'italiana, dal 1994 al 2001, che, non casualmente, le schede bianche si impennano, anche se non in modo così impetuoso per poter poi in seguito parlare di "crollo inspiegabile". Per la precisione (dati della Camera): nel 1994: 3,4% nel 1996: 3,5% nel 2001: 4,2% . Il massimo storico, un effetto comune a tutti i sistemi maggioritari del mondo, e uno dei tanti effetti nefasti del Mattarellum in Italia. Il ritorno del proporzionale, unito sicuramente alla asprezza della campagna elettorale e a mille altri motivi che lasciamo a sociologi e statistici, hanno riportato nella normalità il dato del 2006, collocandolo attorno all'1%. Niente di più di una delle tante oscillazioni della storia repubblicana, appena più marcata di altre perchè diverso è stato il contesto. 3) il presunto crollo. Questo è il punto sul quale maggiormente abbiamo indagato, e sul quale è necessario fare una premessa metodologica. il gruppo di Diario ha messo a confronto due estremi di un periodo di cinque anni, una legislatura, e ha notato la "grande" (un tre per cento scarso, in realtà!) diversità dei dati. Ovvero, ha raffrontato uno scalino e non un flusso dei voti. Noi, al contrario, abbiamo voluto seguire la fluidità, il flusso, appunto, del voto, anche per meglio valutare la lenta trasformazione del corpo elettorale, che si evolve molto lentamente ma in continuazione tra "uscite" (le morti), "entrate" (i nuovi maggiorenni), e le trasformazioni geografiche (migrazioni e immigrazioni) e individuali. Abbiamo quindi comparato le schede bianche in diverse città d'Italia, e in diverse elezioni lungo tutto il corso di questi ultimi 5 anni. Abbiamo comparato quindi il comportamento degli elettori di molte zone d'Italia alla prova di elezioni regionali, provinciali, comunali, oltre ovviamente che alle due politiche (Camera dei Deputati) del 2001 e del 2006. La nostra ci ha fatto notare che è bene, per comparare, confrontare solo le elezioni omogenee, ma noi crediamo che sia proprio qua il limite di Deaglio: ha comparato le elezioni, non il corpo elettorale! Ha comparato due risultati e non ha studiato i comportamenti e l'evoluzione della società che li hanno prodotti! Il nostro metodo, invece, evidenzia con nettezza una cosa: in tutte le città di Italia, in tutti gli anni, in ogni genere di elezione, con qualunque sistema, con qualunque candidato, qualunque delle parti politiche avesse prevalso, il corpo elettorale si è comportato essenzialmente nello stesso identico modo tranne che per le elezioni del 2001, che rappresentano quindi esse, e non quelle ultime di aprile, il "caso anomalo". Come si può clamorosamente vedere dal grafico sottostante, se c'è stato un crollo, se di crollo di può parlare, esso avviene nel 2004, quando tutti gli elettori di tutte le città di tutte le regioni assestano il loro "voto bianco" tra un massimo del 3% a Firenze nelle provinciali ed un minimo dello 0,9 di Cagliari, mentre nel 2005 (regionali) si assiste ad una totale convergenza, quasi una sovrapposizione, attorno allo 0,8%, così a Crotone come a Napoli come ad Ancona come a Torino. Incredibile, verrebbe da dire!! Ma semplicemente vero. Quindi, il crollo delle schede bianche non c'è stato nel 2006, ma subito dopo le precedenti consultazioni per il parlamento, e la convergenza massima non c'è stata nel 2006, neanche questa, perchè, come risulta dal grafico, proprio nell'aprile scorso i dati hanno ricominciato a divergere tra città e città, dopo aver toccato la sostanziale uguaglianza un anno prima. Insomma, il sospetto che abbiamo noi è che Uccidono la Democrazia abbia voluto vedere solo gli estremi di un trend consolidato, abbia interpretato un fenomeno appunto tendenziale come una eccezione politica, abbia trascurato l'insieme e abbia comparato solo due- a questo punto incomparabili- frammenti di realtà. riassumendo quanto finora detto: non è vero che le schede bianche non fossero mai scese, è accaduto spesso. non è vero che sono crollate improvvisamente dal 2001 al 2006: è accaduto prima, casomai. non è vero che avevano raggiunto il punto di massima uniformità. rimane l'ultima premessa dell'inchiesta : essa dice che prima, nel 2001, le differenze tra città e città erano molto ampie;adesso, nel 2006 ( ma -lo ripetiamo fino alla nausea, nel 2005 molto di piu'!!), le oscillazioni sono quasi impercettibili. qua si sfocia nella matematica pura, dove ogni grandezza ha relazione con un altra solo se è ad essa commensurabile, e nel campo delle proporzioni. dire che tra 10 e 20 c'è piu' oscillazione che tra 1 e 2, in matematica, è una grande inesattezza: infatti 20 è il doppio di 10 così come 2 è il doppio di 1. L'oscillazione è sempre del 100%. speriamo che il concetto sia chiaro, ma , per approfondimenti,
E' eventualmente una profonda riflessione politica, quella che va fatta sul perchè i crotonesi votarono il 14,39% di schede bianche nelle politiche del 2001 (quelle stravinte dal Polo) e poi, nelle regionali del 2005 (quelle stravinte dall'Ulivo), solo lo 0,8%. Appunto, una profonda riflessione politica che muova dalla constatazione che il corpo elettorale è comunque un organismo vivo e che reagisce a seconda delle condizioni di sussistenza che gli vengono imposte. I sistemi elettorali e le leggi che li regolamentano dovrebbero servire a dare voce, a interpretare la realtà socio-politica di un paese e non forzarne le scelte; nel 2001 la legge maggioritaria era alla sua terza applicazione, aveva prodotto già quello snaturamento della realtà peculiare italiana (paese ancora intriso delle identità mai superate e delle mille diversità, retaggi del vecchio assestamento pre-muro e pre-mani pulite), aveva gia prodotto quell'allargamento delle distanze tra rappresentanti e rappresentati che favorisce l'allontanamento dalla politica, e sopratutto inibisce la possibilità di scegliere e quindi la speranza di essere rappresentati secondo le proprie aspettative. Evidentemente il paese reagì con le schede bianche anche a quella condizione, ed ecco che venne raggiunta la punta massima. Forse qualcuno riconsegnò la scheda intonsa per manifestare il proprio disagio per un sistema- con i suoi protagonisti- che voleva dividere l'Italia ancora una volta fra buoni e cattivi, in cui non restava lo spazio né per la 'rifondazione' della nostra democrazia uscita da anni di sconquassi , né per il superamento di certi 'costumi' caratteristici della nostra politica, né per la esautorazione della casta a favore di un reale meccanismo di innovazione delle persone e delle idee. Il bisogno indotto del maggioritario quale unica garanzia di governabilità, che ha finto ( e non accidentalmente ) per garantire la sopravvivenza del vecchio a scapito delle reali istanze del paese, la vittoria di Berlusconi e la compiuta spaccatura del paese tra buoni e cattivi hanno poi asservito gli italiani a un sistema che non li rappresenta ma li 'costringe' a delegare. Ecco che volenti o nolenti coloro che si sono recati ai seggi hanno posto la famosa croce e le schede bianche , seguendo il trend di cui sopra, sono scese. Quanto ai brogli, in Italia (Paese che ha il reato di voto di scambio), i brogli ci sono sempre stati, soprattutto però venivano e vengono fatti prima delle elezioni, partendo dai sistemi elettorali come dicevamo prima, al metodo della compilazione delle liste e poi all'inossidabile clientelismo capestro, agli inquinamenti ambientali da parte di forze neppure poi troppo oscure che occupano i territori e ne gestiscono economia e consenso, alla liturgia della promessa, fino alla proverbiale scarpa sinistra con consegna della destra a dovere compiuto. Questi sono i reali brogli che non hanno mai permesso all'Italia di crescere come democrazia e nel nome della conservazione di questo status altri brogli saranno commessi, se non decidiamo di smetterla di cercare lo scandalo, lontano e arzigogolato, a cercare l'americanata messa in opera da qualche belzebù, e non ci rassegniamo a vedere e affrontare lo scandalo di un paese che, complice di una classe dirigente indecorosa, non vuole cambiare.
per osservazioni. critiche, precisazioni o altro scrivi a
|
|
Pubblicazione a cura di
democrazialegalita.it periodico on line |