Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

home page  Link     Redazione     Archivio      Editoriali      Documenti      Speciali     IpseDixit       Lettere     Incontri&Iniziative  Interviste

31/01/2007

Un revisionista al governo

 di: redazione

 

Il 29 gennaio sera, nella trasmissione di Canale 5 Matrix, due esponenti di questo governo senza anima si sono confrontati sul tema “Bettino Craxi - Mani Pulite”. Uno era il ministro Antonio Di Pietro, ex PM proprio del pool di Milano, l'altro era il sottosegretario Bobo Craxi, figlio del Bettino di cui sopra.

 

Già questo dovrebbe appartenere al più grottesco degli universi paralleli (a meno che non sia proprio il nostro, il più grottesco di tutti), ma quel che è uscito dalla bocca del sottosegretario Craxi è stato qualcosa di violentemente revisionista, di oltraggioso e di eversivo.

 

Sentire un membro dell'esecutivo che, impossibilitato ad essere obiettivo dal suo cognome, dalla sua storia politica di militante di quel PSI  ove regnava e tutto possedeva sua padre, e di organico al  Polo fino ad un anno fa, cercava di riscrivere la storia degli anni '80 e '90 attribuendo tutte le responsabilità dello sfascio alla “sinistra” (quella con la quale governa oggi) e santificando l'azione del CAF come la migliore possibile, la più onesta e la più saggia, avrebbe potuto essere scandaloso, però – con grandi sforzi di tolleranza- accettabile.

 

Ma si è sfociati nella pornografia più oscena quando Bobo (lo ripetiamo ancora una volta, membro di questo Governo) ha rivendicato il sistema tangentizio e la prassi antidemocratica del finanziamento occulto, lanciandosi in invettive contro la magistratura, i giudici, le indagini e i processi svolti contro i complici di quella stagione di ladroni.

 

Dopo aver rilanciato, ripetendo le solite litanie berlusconiane,  le accuse ai giudici di aver distrutto il pentapartito, di aver salvato il PCI, di averne commesse di cotte e di crude, dopo aver accusato il pool di sollevazione contro il Parlamento in occasione del comunicato contro il Grande Colpo di Spugna dell'Amato I, Bobo  ha finito per accusare l'allora Procuratore Borrelli di aver agito con metodi terroristici e di essersi comportato come un terrorista.

 

Noi di Democrazia e Legalità, che siamo nati anche sull'onda delle speranze della stagione , che abbiamo, come capisaldi, il rispetto dello Stato di diritto, quello per le Istituzioni, quello per il lavoro ed il sacrificio di persone oneste e specchiate come Francesco Saverio Borrelli e tutti i magistrati e gli uomini puliti che agiscono per il bene di questa Italia che non li merita, esprimiamo tutto il nostro disagio, il nostro dispiacere e il nostro schifo (sì, schifo) per quanto e come coloro che, da una posizione privilegiata di potere, al quale sono arrivati seguendo percorsi non sempre dignitosi, sputano velenosamente sugli assetti costituzionali ed etici del Paese.

 

Figli, figlie, parenti, amici, complici e compari di condannati, e condannati in via definitiva, affollano- a destra e sinistra- le Camere ed il Governo, e non si pensi che un simile affollamento ci indigni per i cognomi o per la pregressa storia personale ma perché questi personaggi incarnano tutti i vizi, i metodi e le aspirazioni del ‘vecchio’ potere, pervicacemente ne ripropongono il peggio rivendicandolo e lavorando perché il paese resti ingessato nella trama fitta del potentato, familiare e clientelare, che li ha cresciuti, pasciuti, diseducati al rispetto per la cosa pubblica e al riconoscimento della dignità di paese a quest’Italia che per loro deve restate feudo, parrocchia. Roba.

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line