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Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

28 gennaio 2006

Prego, la si asseggioli

 

Nel teatro vernacolare fiorentino, una delle figure più comiche, e tra le più “celebrate”, è quella della famiglia di umili (a volte equivoche) origini, che si è arricchita con un colpaccio di fortuna ( a volte illecito) e che cerca, con i milioni in tasca, di accreditarsi presso l’alta società. Una delle scene più spassose è quando, nella pacchiana abitazione ridipinta, arriva l’ospite illustre. Alla ricerca di termini nobili e raffinati, la padrona di casa, profondendosi in inchini, dice immancabilmente la frase: “prego, prego, la si asseggioli!” La risata è assicurata.

 

A seconda della trama, l’illustre ospite fugge inorridito, oppure accoglie (magari tramite un bel matrimonio tra i figlioli) i parvenue nella sua alta casata.

 

Si è celebrato ieri a Roma, all’hotel Summit (chè l’Ergife è troppo caro), un bel congressino socialista. In Italia ce ne sono stati tanti, troppi,  tra scissioni e celebrazioni varie, e quindi questa potrebbe essere una non-notizia. Ma stavolta, tra gli asseggiolati, oltre a qualche diessino ( ai congressi  e alle feste di partito – - non mancano mai, come quei cugini di terzo grado che si imboscano ai matrimoni), è arrivato tra grida da stadio e inchini e salamelecchi lui, il Capo. Che, così come fu Berlusconi fino a pochissimi mesi fa, oggi è nientepopodimeno che Prodi. Prego, professore, la si asseggioli.

 

Prodi è un leader peculiare. Lascia correre sul Codice Etico del Cantiere, e rincorre i Latteri e i Manca e i Fisichella e i Craxi di tutta Italia. Sono scelte di gusto.

E il 27 gennaio 2006, eccolo, sorridente, da Bobo e company, il Nuovo Nuovo PSI. Che commozione, tra i presenti! Mentre sugli schermi passa un filmato di Bettino in persona, che, dall’aldilà, manda funesti presagi sul futuro della “seconda repubblica”, Romano avanza tra abbracci e baci. La si asseggioli, gli dicono Carmelo Conte, Giulio Di Donato, Rino Formica…, e tanti uomini famosi alla politica e alle procure di mezza Italia. Famosi per cosette che vanno dalla classica corruzione giù giù fino alla complessa e oscura rete di relazioni di Saverio Zavettieri, che tra indagini, collusioni e proscioglimenti, è stato associato tante, troppe volte, alla ‘ndrangheta dei suoi  parenti (la cosca Zavettieri di Rogudi, RC) e degli amici (i Cordì di Ferruzzano, RC). Così, tanto per ricordare Fortugno, al funerale del quale Prodi non volle mancare. 

 

La festa giunge al culmine quando Bobo-l’onesto abbraccia Romano-il leader. Che non lesina certo aiuto e soccorso al Nuovo Nuovo PSI. Se per disgrazia (una disgrazia per la sinistra e per il Paese) non dovesse farcela a presentarsi, ecco che si spalancano addirittura le porte del Listone. Il che vorrebbe dire “vi mando io in Parlamento”. Perché il prossimo Parlamento ha seriamente bisogno di persone del genere. Mentre, tra un litigio ed un altro, Prodi intralcia Verdi e PDCI, cerca di sbolognare pezzi del suo triciclo (la Sbarbati) e pezzi dell’Ulivo (Di Pietro) a Rifondazione, e mentre esclude de facto persone e gruppi degni e capaci, apre le porte a Bobo.

 

Il quale Bobo, a suo tempo, aprì le porte a altri personaggi ancora. Ad esempio, a Mario (mariuolo) Chiesa, il “caso zero” dell’inchiesta Mani Pulite, che, appena arrestato, confessò dove andavano i danari da lui raccolti: alla campagna elettorale di Bobo. Ad esempio, al caro amico di famiglia Maurizio Raggio, che proprio Bobo ospitò, assieme al padre Bettino in trasferta da Hammammet, in una casa da lui, Bobo, (appositamente?) affittata sulla Costa Azzurra. Era il 1993, ed i soldi del “tesoretto Craxi”, oltre 50 miliardi di vecchie lire,  bruciavano. In quell’incontro, in quella casa, a Raggio vennero affidati CCT per un controvalore di circa 10 miliardi di lire. Era questa la seconda tranche di un pacchetto di titoli di stato che Craxi non era riuscito a cambiare in Italia, e che costituiranno la base della famosa latitanza messicana di Raggio stesso, assieme alla amata Vacca Agusta.

 

Bobo, come non vide durante gli anni ‘80 i finanziamenti al suo partito e a suo padre, nel 1993  non vide, si presume, neanche quei 10 miliardi. Così come non sentì una parola del buon Tradati, reo confesso e condannato, che, arcistufo di gestire i pericolosi fondi esteri del segretario socialista, mollò tutto e passò le consegne al rampante Raggio. E non sentì, in quel vertice, pronunciare mai i nomi dei conti occulti Julfer e Farbin. E neanche quelli denominati Kirwall, o Cancun, o Grain. O quello intestato alla Highland Retreat Investment. Come di sicuro non giunsero mai al suo orecchio i nomi della International Gold Coast, della Northern Holding S.A, della Claridien Bank, del Bancomer, o della Constellation Finanziere, o della La Bankers Trust, o della banca Pictet & Cie di Nassau. E c’è da capirlo, datosi che questi sono solo alcuni dei conti e degli istituti finanziari attraverso i quali il patrimonio illecito del Psi, e di Craxi Bettino, hanno transitato negli anni. Non si può notare tutto, non ci si può ricordare di tutto, in Costa Azzura. C’è il mare, il vento, e il profumo di lavanda : distrazioni.

 

Ma alla festa per il ritorno del Nuovo Nuovo PSI al centrosinistra (in una veste o in un’altra, il PSI sarà dunque al governo ininterrottamente dal 1963 ad oggi, salvo la parentesi di Mani Pulite) questi discorsi nostalgici non si fanno. Si celebra invece la forza dello 0.3% che irrompe nell’Ulivo, nell’Unione, nel Listone. I posti sono pochi, e selezionatissimi. Per far posto agli ultimi arrivati, le esclusioni si sono già fatte, da tempo, e ad arte, pare di capire. Asseggiolato tra gli arricchiti ultimi arrivati che lo accolgono, Prodi annuisce, batte le mani e parla a braccio. L’emozione tra amici tende a liberare le emozioni. Ma attento, Professore, attento: chi trova un amico, un amico come quello, trova un tesoretto. Che scotta. E scottati saremo anche noi che abbiamo sperato tanto di mandare a casa Berlusconi il quale, con questa opposizione che lavora per lui, rischia di restare a palazzo Chigi.

 

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line