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23/12/2006

 

Fonte:            Rollingstone.com    ( )

 

Data:             

 

Autore:          Paul Krugman

 

Il grande trasferimento di ricchezza

E’ la più grossa storia non raccontata del nostro tempo: la maggior parte della ricchezza del paese sta in un numero sempre minore di mani. E i tagli alle tasse di Bush peggiorano i problemi.

 

Traduzione:   Bernardino Tolomei

 

 

 

“Come mai il credito di Bush non cresce con la crescita dell’economia?” Questa domanda è stata posta di continuo negli ultimi mesi dai guru della politica.

Dopo tutto, sottolineano, il PIL sale; la disoccupazione, almeno secondo i dati ufficiali, è ai minimi storici; e i titoli hanno recuperato molto del terreno  che avevano perduto all’inizio del decennio, con l’indice Dow che supera per la prima volta quota 12.000. Eppure la gente rimane profondamente scontenta dello stato dell’economia. In un recente sondaggio, solo una minoranza di americani ha valutato l’economia “eccellente” o “buona”, mentre la maggioranza non la stima più che “discreta” o “scarsa”.

 

Forse la gente è semplicemente ingrata? Forse l’amministrazione non riesce a far giungere il messaggio?, Forse i media, come suggeriscono minacciosamente i conservatori, nascondono deliberatamente le buone notizie?

 

Niente di tutto questo. La ragione per cui la maggior parte degli americani pensa che l’economia sia da discreta a scarsa è semplice: per la maggior parte degli americani l’economia è davvero da discreta a scarsa. I salari non si sono adeguati all’aumento dei prezzi. Anche nel 2005, un anno in cui l’economia è cresciuta molto, il reddito della maggior parte delle famiglie non anziane è rimasto sotto l’inflazione. Il numero di americani in stato di povertà è cresciuto anche a dispetto di una ufficiale ripresa economica, come anche il numero degli americani senza una assicurazione sanitaria. La maggior parte sta tuttalpiù un po’ meglio di come stava lo scorso anno e decisamente peggio di come stava nel 2000.

 

Ma come è possibile? La torta economica sta crescendo, come può essere che la maggior parte degli americani riceva fette più piccole? La risposta naturalmente è che alcuni stanno ricevendo fette molto, ma molto più grandi. Anche se i salari hanno stagnato fin da quando Bush è andato al governo, i guadagni delle grandi aziende sono raddoppiati. La distanza tra i dirigenti d’azienda e i normali lavoratori ora è dieci volte più grande di quanto fosse una generazione fa. E mentre i tagli alle tasse di Bush hanno alleggerito di poche centinaia di dollari il prelievo di quasi tutti gli americani, essi hanno fatto risparmiare in media più di $ 44.000 all’1% più ricco. Anzi, quando tutti i tagli di Bush avranno effetto, si stima che quelli con reddito superiore a $ 200.000, il 5% più ricco del paese, risparmierà quasi la metà. Quelli che guadagnano meno di $ 75.000 all’anno, l’80% degli americani, riceverà appena un quarto dei tagli. Nell’era di Bush la disuguaglianza economica è in aumento.

 

Una disuguaglianza in aumento non è una novità. Il gap tra ricchi e poveri è cominciato prima che Ronald Reagan andasse al governo, ed è continuata negli anni di Clinton. Ma quello che succede sotto Bush non ha veramente precedenti: per la prima volta nella nostra storia una grande parte della crescita viene dirottata verso una così piccola ricca minoranza, che quasi tutti gli americani non riescono a guadagnar terreno neppure in un momento di crescita economica… e lo sanno.

 

L’America non è mai stata una società egualitaria, ma durante il New Deal e la seconda guerra mondiale le politiche governative e le organizzazioni dei lavoratori crearono insieme una vasta e solida classe media. Gli storici dell’economia Claudia Godin e Robert Margo chiamano quello che accadde tra il 1933 e il 1945 la Grande Compressione: i ricchi divennero molto più poveri mentre i lavoratori divennero considerevolmente più ricchi. Gli americani si trovarono a condividere stili di vita molto simili in un modo mai visto fin da prima della guerra civile.

 

Ma negli anni ’70 le disuguaglianze ricominciarono ad aumentare, dapprima lentamente, poi sempre più in fretta. Potete farvi un’idea di quanto le cose siano cambiate confrontando la situazione, prima e ora, nell’azienda che è il principale datore di lavoro americano. Nel 1969 la General Motors era la più grande azienda d’America, a parte la AT&T, che godeva di un monopolio dei servizi telefonici garantito dal governo. La GM pagava il suo più alto irigente, James M. Roche, uno stipendio di $ 795.000, l’equivalente di 4,2 milioni di oggi, tenuto conto dell’inflazione. A quel tempo era considerata una cifra molto alta. Ma nessuno negava che i normali operai della GM fossero pagati piuttosto bene. L’assegno mensile medio degli operai dell’industria automobilistica era di quasi $ 8.000, più di $ 45.000 di oggi. Gli operai della GM, che godevano anche di un’eccellente copertura sanitaria e pensionistica, erano considerati come facenti saldamente parte della classe media.

 

Oggi è Wal-Mart l’azienda più grande, con 1,3 milioni di dipendenti. H. Lee Scott, il suo presidente, è pagato quasi $ 23 milioni, più di cinque volte lo stipendio, aggiornato ad oggi, di Roche. Eppure il compenso di Scott suscita relativamente pochi commenti, non essendo eccezionale per un alto dirigente di una grande azienda. Gli stipendi dei lavoratori di Wal-Mart, al contrario, attirano molto l’attenzione, essendo molto bassi anche secondo gli standard attuali. Di media, gli impiegati senza funzioni di responsabilità, sono pagati $ 18.000 all’anno, molto meno della metà di quanto erano pagati i lavoratori della GM trentacinque anni fa. E Wal-Mart è famigerata sia per quanto pochi dei suoi lavoratori ricevano un’assistenza sanitaria, sia per quanto questa sia carente anche per quei pochi.

 

Un quadro più ampio è altrettanto deprimente: Secondo il Federal Bureau of Labor Statistics, la paga oraria di un lavoratore senza funzioni di responsabilità, è di fatto inferiore, tenuto conto dell’inflazione, a quella del 1970. Nel frattempo la paga di un dirigente si è impennata da meno di 30 volte in media a quasi 300 volte quella di un lavoratore medio.

 

 

L’aumento della disparità tra lavoratori e dirigenti fa parte di un sorprendente incremento della disuguaglianza in tutta l’economia USA durante gli ultimi trent’anni. Per rendervi conto di quanto forte sia stato il cambiamento, immaginatevi una fila di mille persone, che rappresentano l’intera popolazione americana. Sono messi per ordine crescente di reddito, con il più povero a sinistra e il più ricco a destra, e la loro altezza è proporzionale al reddito: più ricchi sono, più sono alti.

 

Partiamo dal 1973. Se assumiamo che 1,80 m. rappresenti il reddito medio in quell’anno, la persona all’estrema sinistra della fila, cioè il più povero, è alta solo 40 cm. Il tizio all’estrema destra della fila, torreggia a quasi 35 m.

 

Ora prendiamo il 2005. L’altezza media è salita a  da 1.80 m. a 2,40 m., rispecchiando il modesto aumento di reddito medio rispetto alla generazione precedente. I più poveri all’estremità sinistra sono cresciuti  allo stesso tasso circa di quelli sulla media, in altre parole la distanza tra la classe media e i poveri non è cambiata. Ma quelli sulla destra devono aver preso una dose massiccia di steroidi: ora l’ultimo della fila è alto 170 m., quasi cinque volte il suo collega del 1973.

 

Quello che è utile in questa immagine è che essa manda a gambe all’aria parecchi luoghi comuni consolatori che amiamo raccontarci a proposito di quello che sta capitando nella nostra società.

 

LUOGO COMUNE N. 1:  LA DISUGUAGLIANZA E’ ESSENZIALMENTE UN PROBLEMA DEI PIÙ POVERI

Secondo questo punto di vista la maggioranza degli americani gode i benefici della crescita economica, e solo una piccola minoranza ai livelli più bassi rimane indietro. Questo pone quindi il peso del cambiamento sulle spalle della classe media, che, purtroppo dovrà sacrificare una parte del suo benessere per alleviare la condizione dei più poveri.

 

Ma, come abbiamo appena spiegato, questo è semplicemente falso. Non solo i più poveri sono andati indietro, ma neanche il gruppo al centro della fila è cresciuto molto. La vera spaccatura è tra la grande maggioranza dei cittadini e una piccolissima, ricchissima minoranza all’estremità della fila.

 

LUOGO COMUNE N. 2:  LA DISUGUAGLIANZA E’ ESSENZIALMENTE UN PROBLEMA DI ISTRUZIONE

Questo punto di vista, che io chiamo la falsità dell’80%, è espresso nientemeno che dall’ex presidente della Federal Riserve, Alan Greenspan. L’anno scorso Greenspan ha dichiarato che gli aumenti dei salari stavano andando soprattutto ai professionisti più dotati, con istruzione universitaria, “praticamente”, ha detto, “il 20% ai livelli più alti”. L’altro 80%, quelli con minore istruzione, restano legati a lavori di routine, che vengono sostituiti dai computer o persi a causa delle importazioni.

 

E’ una bella storia con una morale confortante: la risposta è l’istruzione. Ma e tutto falso. Un’occhiata da vicino alla nostra fila di 1.000 americani ci spiega il perché. Il 20% più ricco è composto da quelli che stanno tra le posizioni 800 e 1.000. Ma anche quelli che stanno tra 800 e 950, cittadini con reddito tra gli 80 e i 120 mila dollari, hanno migliorato appena un poco di più di quelli alla loro sinistra. Quasi tutti gli incrementi degli scorsi 30 anni sono andati a quelle 50 persone all’estremità della fila. Avere un alto grado di istruzione non ti fa essere un vincitore nell’economia americana di oggi. Al massimo ti fa essere un po’ meno un perdente.

 

LUOGO COMUNE N. 3:  LA DISUGUAGLIANZA NON E’ UN VERO PROBLEMA

 

Secondo questo punto di vista l’America è la terra delle opportunità, dove un giovane povero può salire di classe sociale. In realtà, se modesti spostamenti in su o in giù nella scala economica sono frequenti, storie vere alla Horatio Alger(1) sono molto rare. L’America ha di fatto meno mobilità sociale di altri paesi avanzati: al giorno d’oggi Horatio Alger si è trasferito in Canada o in Finlandia. E’ più facile per un ragazzo povero entrare nell’alta borghesia in quasi tutti gli altri paesi avanzati (compresa la notoriamente classista Gran Bretagna), di quanto lo sia negli USA.

 

Non solo pochi americani possono sperare di salire al rango di ricchi, per quanto istruiti o laboriosi siano, ma ora le loro possibilità si stanno effettivamente riducendo. Al massimo possiamo dire che i redditi al lordo delle tasse sono ora distribuiti altrettante iniquamente che negli anni ’20, spazzando via in pratica tutti i miglioramenti ottenuti dalla classe media durante la Grande Compressione.

 

C’è una scena famosa nel film del 1987 Wall Street in cui Gordon Gekko, lo squalo della finanza interpretato da Michael Douglas, dice ad un’assemblea di esterrefatti azionisti che l’avidità è una buona cosa, che la sfrenata ricerca della ricchezza individuale serve gli interessi delle aziende e della nazione. Nel film Gekko si prende una strigliata, nella realtà i Gordon Gekko si sono impadroniti sia delle grandi aziende americane che, alla fine, del nostro sistema politico.

 

Oliver Stone non ha inventato l’”avidità” di Gekko dal nulla. Era basata su un vero discorso tenuto dal predatore finanziario Ivan Boesky, e rifletteva quello che molti dirigenti d’azienda, intellettuali conservatori  e politici di destra dicevano allora.

 

Fine della prima parte

 

(1)   Scrittore americano dell’Ottocento, autore di storie del genere “dalle stalle alle stelle”, con giovani diseredati che realizzavano il “sogno americano” di successo e ricchezza. (ndt)

 

* Paul Krugman è professore di Economia e Affari Internazionali alla Princeton University.

Dal 1999 è opinionista per il New York Times (op-ed), dove ha uno spazio fisso bisettimanale.

Come economista è su posizioni neo-keynesiane.

E’ autore di parecchi libri tra cui Meno tasse per tutti? Dagli USA all'Italia: chi ci guadagna e chi ci perde (Garzanti, 2001), Le sue ultime opere sono Microeconomia (Zanichelli, 2005) e Macroeconomia (Zanichelli, 2006), entrambi scritti con Robin Wells

 

 

Campanellino, Pinochet e la favola del Miracolo Cileno

 La Fata Madrina  di Cenerentola, Campanellino e il generale Pinochet avevano molto in comune. Tutti e tre compivano buone azioni magiche. Nel caso di Pinochet gli era universalmente riconosciuto il Miracolo Cileno, l’esperimento di libero mercato, privatizzazioni, de-regulation ed espansione economica svincolata dai sindacati, i cui germi ultra-permissivi si diffusero con enorme successo da Valparaiso alla Virginia. In realtà la zucca di Cenerentola non si è mai trasformata in una carrozza. Anche il Miracolo Cileno non è stato che una favola.

 

 

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line