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Comunicato
della Associazione Nazionale Magistrati
Roma, 28 luglio 2006
Apprendiamo la
notizia che il Senato della Repubblica si accinge a chiudere i suoi lavori
in anticipo rispetto alla data prevista del 4 agosto, senza che
l'assemblea proceda all'esame effettivo del ddl sulla sospensione degli
effetti della legge sull'ordinamento giudiziario e senza che sia dato
seguito, attraverso la discussione in aula, al lavoro svolto in tempi utili
dalla Commissione Giustizia.
Se confermata, (è
andata proprio così! Ndr) una tale notizia produrrà nei magistrati italiani
amarezza e viva preoccupazione.
Amarezza perché - in conseguenza della scelta di chiudere anticipatamente i
lavori - si allontana ulteriormente nel tempo l'approvazione di una
normativa di sospensione che pure le forze politiche della maggioranza
dichiarano di ritenere necessaria e che è oggettivamente indispensabile per
ripensare, modificare o riscrivere (sia pure in tempi brevi) le norme
sbagliate e penalizzanti della legge Castelli.
Preoccupazione perché, ogni giorno che passa, crescono - negli uffici, nel CSM,
nella giustizia disciplinare - gli effetti negativi e squilibranti
dell'organizzazione giudiziaria, dovuti alla legge di ordinamento approvata
nella scorsa legislatura.
Su questi effetti -
che si ripercuoteranno in definitiva su tutti i cittadini e che rischiano
di infliggere un colpo definitivo ad ogni politica di ragionevole durata
dei processi civile e penale - l'Associazione nazionale magistrati richiama
ancora una volta l'attenzione di tutte le forze politiche di maggioranza e
di opposizione.
In coincidenza con la ripresa dei lavori parlamentari, ove perdurassero
inadempienze, remore e lentezze del legislatore, l'Associazione Nazionale
Magistrati dovrà rappresentare direttamente all'opinione pubblica l'estrema
gravità della situazione ed assumere tutte le iniziative di autotutela
che si renderanno necessarie.
Il Presidente, Giuseppe Gennaro
Il Segretario Generale, Nello Rossi
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Sono fiero di essere qui, con voi (dalla poesia Il mio secolo non
mi fa paura di Nazim Hikmet)
Di Marco Ottanelli - 2 dicembre
2004
La votazione finale alla Camera dei deputati sulla
riforma dellordinamento giudiziario si è conclusa con 273 voti a favore, e
158 contrari. Astenuti, 4.
Come si può evincere da questi numeri, essendo la
Camera composta da 620 deputati (ne mancano una decina, mai eletti per la
nota vicenda delle liste civetta), molti erano gli assenti, e, come appare
dalle statistiche, ripartiti per tutti i gruppi Ci sono state recenti
votazioni con più di 500 presenti, su temi, però, assai meno decisivi.
Perché la 4636 sull'ordinamento giudiziario è una legge speciale, quasi una
legge finale, del piano berlusconiano, così affine al piano di
rinascita P2; è quasi una riforma costituzionale, vista la sua portata ed
il suo impatto, e assai più devastante di qualunque federalismo.
I magistrati hanno scioperato ben due volte, per
segnalare alla opinione pubblica e ai politici la durezza della loro
[motivata] opposizione a tale normativa, e chiedendo un aiuto, una
partecipazione, almeno una simbolica manifestazione di appoggio; l'ultimo
sciopero è di soli 5 giorni prima della votazione, il 24 novembre. Molte
parole sono state spese in solidarietà, che è gratis.
Ma il 1° dicembre, nel momento fatale della votazione
finale, chi c'era in aula, a testimoniare con il suo voto, la sua
faccia, il suo corpo stesso, la completa presa di distanza dal progetto
governativo? E, sopratutto, chi mancava? chi era lontano, in altre
faccende affaccendato, occupato in cose a suo giudizio più importanti? Chi
non ha voluto esserci? Chi ha voluto dare, così, un segnale a
magistrati, società civile, e allo stesso governo Berlusconi?
Tra gli altri, alla votazione del
01 dicembre 04:
Erano assenti,
Fassino
Piero (segretario Ds, mozione 1 congressuale)
Mussi Fabio (opposizione interna DS, mozione 2
congressuale)
Rutelli Francesco (capo della Margherita)
Marini
Franco (capo della Margherita)
De Mita Ciriaco (capo della Margherita)
Castagnetti Pierluigi (capo della Margherita)
Franceschini Dario (capo della Margherita)
Burlando Claudio (direzione DS)
Cossutta Armando (presidente PDCI)
Filippeschi Marco (direzione nazionale DS, segretario
regionale dei Ds toscani)
Pollastrini Barbara (Coordinatrice nazionale delle
Democratiche di sinistra, DS)
Vendola Niki (deputato PRC, in lizza per la
presidenza della Puglia)
Rossi Nicola (economista riformista DS)
Erano presenti alle precedenti chiamate, ma non
hanno preso parte al voto finale:
Bindi Rosaria (capo della Margherita)
Parisi Arturo (capo della Margherita)
Carra Enzo (portavoce della Margherita)
Melandri Giovanna (DS, da qualche parte)
Minniti Marco (DS, sempre lì)
Erano in missione (assenti giustificati):
Violante Luciano (DS)
Bianco Gherardo (Margherita)
Pecoraro Scanio Alfonso (Verdi)
Sarà che siamo degli illusi, sarà che dai nostri
rappresentati vorremmo, ingenuamente, essere rappresentati, ma lassenza di
ben 18 (più i tre in missione) dei capi dellopposizione ci pare una
grave mancanza ed un preoccupante segnale politico. Cosa ci possiamo
aspettare, quando e se questi signori saranno al governo? Quali
assicurazioni che abrogheranno, bloccheranno, stopperanno, cambieranno
questa legge maldestra e malvagia ci sono? Nessuna. Perché
unassenza simbolica ha la forza di mille presenze ideali. Noi,
personalmente, non avremmo disertato laula, in questo caso, per nulla
al mondo. Ma, notoriamente, noi non siamo né rappresentiamo nessuno.
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