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Martedì 8 agosto 2006   

Parole al vento, Castelli in aria.

Un comunicato dell’ Associazione Nazionale Magistrati ed un vecchio profetico articolo

Stilare un programma politico deve essere la cosa più divertente del mondo: si sparano tre o quattro promesse con tono enfatico, si calca sui certi temi emotivi, si sbandierano vessilli popolari, e poi si fa come caspita ci aggrada, alla faccia di chi ci ha creduto. Uno spasso. Così sembra agire la maggioranza di centrosinistra sul tema della legge Castelli, ovvero la sciagurata controriforma dell’ordinamento giudiziario, controriforma denunciata come devastante e punitiva dai magistrati italiani, e che ulivisti di ogni colore hanno di volta in volta promesso di abrogare-correggere-stoppare, in un diminuendo continuo che si è arenato poi nella ultima sparata ( “faremo un decreto legge per impedire l’entrata in vigore dei decreti attuativi!”) subito smentita dalla realtà. Con una silenziosa strategia omissiva, la maggioranza sta facendo entrare in vigore la Castelli nella sua interezza. Complimenti. L’ANM ha manifestato tutte le sue perplessità ed il suo stupore. Ma, riguardo a quest’ultimo, dobbiamo dire chiaramente che i magistrati sono degli ingenui. È stato infatti nel momento stesso della approvazione della riforma che i maggiorenti di centrosinistra hanno mandato il segnale, forte e chiaro, che su questo punto NON si sarebbero impegnati, e che, in fondo, tale riforma andava loro benissimo, salvo piangere a Ballarò sulle sorti della magistratura italiana. Noi lo avevamo notato, e scritto. Ripubblichiamo quell’articolo, del 2004, e il comunicato della stessa ANM di qualche giorno fa

 

Comunicato della Associazione Nazionale Magistrati

Roma, 28 luglio 2006

Apprendiamo la notizia che il Senato della Repubblica si accinge a chiudere i suoi lavori “in anticipo” rispetto alla data prevista del 4 agosto, senza che l'assemblea proceda all'esame effettivo del ddl sulla sospensione degli effetti della legge sull'ordinamento giudiziario e senza che sia dato seguito, attraverso la discussione in aula, al lavoro svolto in tempi utili dalla Commissione Giustizia.

Se confermata, (è andata proprio così! Ndr) una tale notizia produrrà nei magistrati italiani amarezza e viva preoccupazione.

Amarezza perché - in conseguenza della scelta di chiudere anticipatamente i lavori - si allontana ulteriormente nel tempo l'approvazione di una normativa di “sospensione” che pure le forze politiche della maggioranza dichiarano di ritenere necessaria e che è oggettivamente indispensabile per ripensare, modificare o riscrivere (sia pure in tempi brevi) le norme sbagliate e penalizzanti della legge Castelli.

Preoccupazione perché, ogni giorno che passa, crescono - negli uffici, nel CSM, nella giustizia disciplinare - gli effetti negativi e squilibranti dell'organizzazione giudiziaria, dovuti alla legge di ordinamento approvata nella scorsa legislatura.

Su questi effetti - che si ripercuoteranno in definitiva su tutti i cittadini e che rischiano di infliggere un colpo definitivo ad ogni politica di ragionevole durata dei processi civile e penale - l'Associazione nazionale magistrati richiama ancora una volta l'attenzione di tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione.
In coincidenza con la ripresa dei lavori parlamentari, ove perdurassero inadempienze, remore e lentezze del legislatore, l'Associazione Nazionale Magistrati dovrà rappresentare direttamente all'opinione pubblica l'estrema gravità della situazione ed assumere tutte le iniziative di autotutela che si renderanno necessarie.

 

Il Presidente, Giuseppe Gennaro

Il Segretario Generale, Nello Rossi

 

 

Sono fiero di essere qui, con voi (dalla poesia Il mio secolo non mi fa paura di Nazim  Hikmet)

Di Marco Ottanelli - 2 dicembre 2004

 

La votazione finale alla Camera dei deputati sulla riforma dell’ordinamento giudiziario si è conclusa con 273 voti a favore, e 158 contrari. Astenuti, 4.

 

Come si può evincere da questi numeri, essendo la Camera composta da 620 deputati (ne mancano una decina, mai eletti per la nota vicenda delle liste civetta), molti erano gli assenti, e, come appare dalle statistiche, ripartiti per tutti i gruppi Ci sono state recenti votazioni con più di 500 presenti, su temi, però, assai meno decisivi. Perché la 4636 sull'ordinamento giudiziario è una legge speciale, quasi una legge finale, del piano berlusconiano, così affine al piano di rinascita P2; è quasi una riforma costituzionale, vista la sua portata ed il suo impatto, e assai più devastante di qualunque federalismo.

 

I magistrati hanno scioperato ben due volte, per segnalare alla opinione pubblica e ai politici la durezza della loro [motivata] opposizione a tale normativa, e chiedendo un aiuto, una partecipazione, almeno una simbolica manifestazione di appoggio; l'ultimo sciopero è di soli 5 giorni prima della votazione, il 24 novembre. Molte parole sono state spese in solidarietà, che è gratis.

 

Ma il 1° dicembre, nel momento fatale della votazione finale, chi c'era in aula, a testimoniare con il suo voto, la sua faccia, il suo corpo stesso, la completa presa di distanza dal progetto governativo? E, sopratutto, chi mancava? chi era lontano, in altre faccende affaccendato, occupato in cose a suo giudizio più importanti? Chi non ha voluto esserci? Chi ha voluto dare, così, un segnale a magistrati, società civile, e allo stesso governo Berlusconi?

 

Tra gli altri, alla votazione del 01 dicembre ’04:

 

Erano assenti,

 

Fassino Piero (segretario Ds, mozione 1 congressuale)

Mussi Fabio (opposizione interna DS, mozione 2 congressuale)

Rutelli Francesco (capo della Margherita)

Marini Franco (capo della Margherita)

De Mita Ciriaco (capo della Margherita)

Castagnetti Pierluigi (capo della Margherita)

Franceschini Dario (capo della Margherita)

Burlando Claudio (direzione  DS)

Cossutta Armando (presidente PDCI)

Filippeschi Marco (direzione nazionale DS, segretario regionale dei Ds toscani)

Pollastrini Barbara (Coordinatrice nazionale delle Democratiche di sinistra, DS)

Vendola Niki (deputato PRC, in lizza per la presidenza della Puglia)

Rossi Nicola (economista riformista DS)

 

Erano presenti alle precedenti chiamate, ma non hanno preso parte al voto finale:

Bindi Rosaria (capo della Margherita)

Parisi Arturo (capo della Margherita)

Carra Enzo (portavoce della Margherita)

Melandri Giovanna (DS, da qualche parte)

Minniti Marco (DS, sempre lì)

 

Erano in missione (assenti giustificati):

Violante Luciano (DS)

Bianco Gherardo (Margherita)

Pecoraro Scanio Alfonso (Verdi)

 

Sarà che siamo degli illusi, sarà che dai nostri rappresentati vorremmo, ingenuamente, essere rappresentati, ma l’assenza di ben 18 (più i tre in missione) dei capi dell’opposizione ci pare una grave mancanza ed un preoccupante segnale politico. Cosa ci possiamo aspettare, quando e se questi signori saranno al governo? Quali assicurazioni che abrogheranno, bloccheranno, stopperanno, cambieranno questa legge maldestra e malvagia ci sono? Nessuna. Perché un’assenza simbolica ha la forza di mille presenze ideali. Noi, personalmente, non avremmo disertato l’aula, in questo caso, per nulla al mondo. Ma, notoriamente, noi non siamo né rappresentiamo nessuno.

 

 

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line