Dove sta la
morale?
di Vittorio
Melandri
Ho letto in questi giorni sull'Unità, una specie di carteggio in
forma di articoli, corso fra Leoluca Orlando, di cui ho trovato
condivisibili molte delle cose da lui scritte, e Nando Dalla Chiesa, con
cui mi è capita la stessa cosa, da ultimo oggi Orlando replica, da
amico, ma fra loro, sono i distinguo che emergono. Dato per acquisito al
senso comune quello che li, ci, accomuna, credo sia importante
soffermarsi su quanto invece li, ci divide, soprattutto quando è
nellinteresse di noi tutti, nel vasto mondo che ancora si riconosce
nella sinistra, arrivare ad una sintesi unitaria.
Personalmente, vedo un Paese in cui da decenni la Politica ha abdicato
al suo ruolo guida, in favore una volta della primazia economica,
unaltra volta di quella a-priori, dei superiori interessi
internazionali, unaltra volta ancora a favore della supplenza
sindacale, e sempre nellintento di galleggiare comunque, di una classe
dirigente, sempre uguale a sé stessa. Personalmente trovo risibile, in
ragione di quanto appena detto, attardarsi oggi, come fa Orlando, sulla
presunta delega che questa politica, avrebbe concesso alla
magistratura. Stiamo ai fatti, che come dice Orlando sono argomenti
testardi.
In Europa accade che un governatore di Banca centrale deve dimettersi
per il (presunto?) pagamento del conto per alcune notti in un albergo da
parte di una delle banche del proprio paese. In queste ore, al limitare
dellEuropa, la magistratura di Israele sta inquisendo il Presidente
della Repubblica per reati sessuali, e nessuno la frena.
In Italia, la Magistratura italiana esercitando lazione penale come da
suo dovere costituzionale, nei riguardi del Senatore a vita Giulio
Andreotti, è giunta ad affermare con sentenza definitiva, la certezza di
rapporti dello stesso con l'organizzazione mafiosa sino alla primavera
del 1980. Ma ..... non solo questi non ritiene di esercitare a sua volta
lobbligo morale di dimettersi, o in sub-ordine, di non farsi più vedere
in Senato, se il laticlavio a vita come qualcuno sostiene, non può
essere declinato.... ma la fila degli oranti al suo soglio è lunga, è
interminabile, è triforcuta, perché viene indifferentemente da destra,
dal centro e da sinistra.
Come è possibile mi chiedo, essendo questi i testardi fatti, mettersi
come fa oggi Orlando, ancora a disquisire sulla opportunità o meno di
aprire un processo a carico del Senatore, che per altro non poteva
non essere aperto?
Dove sta la morale di un simile distinguo?