Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

home page  Link     Redazione     Archivio      Editoriali      Documenti      Speciali     IpseDixit       Lettere     Incontri&Iniziative  Interviste

Pubblicato il  13-gen-

Il pareggio

di Vittorio Melandri

Il professor Tranfaglia sulle pagine dell’Unità () ha scritto “oggi sappiamo che la mafia e i suoi alleati non vinsero"e ricorda anche che se questa vittoria della mafia e dei suoi alleati non c’è stata, lo si deve “soprattutto al sacrificio di magistrati come Falcone e Borsellino, e di molti servitori dello Stato come La Torre e Dalla Chiesa (per citarne solo alcuni)”.
Lo stesso professore però, poche righe più sotto, afferma che lo Stato “non si può dire certo che quella lotta (alla mafia, l’abbia) vinta ma che, al contrario, la questione mafiosa è oggi di urgente e pressante attualità.”
Se non avessi il timore di usare un linguaggio blasfemo, con il pensiero volto anche alle centinaia di morti ammazzati, moltissimi in campo sul fronte della legalità, ma moltissimi, solo innocenti ammazzati per caso, ricordo per tutti, i bimbi orribilmente stampati su di un muro, nel tentativo di uccidere il giudice Carlo Palermoper sintetizzare quanto affermato dal professore, potrei ricorrere alla formula del pareggio!!

Dato che, se nessuno ha vinto, sembra proprio che nessuno abbia perso. Purtroppo però non credo che l’immagine del pareggio possa reggere alla realtà dei fatti.
In un silenzio come sempre mortificante, nella sua rubrica Corrado Augias (la Repubblica giovedì, 04 gennaio 2007) ha ricordato che la «diffusione epidemica della grande, vera criminalità (fonte: Procura nazionale antimafia) mette insieme il doppio del fatturato della Fiat e dell'Eni, il triplo rispetto a Enel e Telecom Italia. La criminalità organizzata da noi mette insieme ogni anno circa cento miliardi di euro lordi, pari al 9,5 per cento del PIL, di gran lunga la prima “azienda” del paese».
E già alla fine dell’altro millennio il sociologo Manuel Castells, nell’ultimo volume di una trilogia, intitolato “Volgere di Millennio”, scrive:
“Cosa nostra (e i suoi soci: camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita), la mafia americana, i cartelli messicani, le reti criminali nigeriane, la yakuza giapponese, le triadi cinesi, la costellazione delle mafie russe, i trafficanti di eroina turchi, le posse giamaicane presenti in tutti i paesi, si sono uniti a formare una rete globale diversificata che permea i confini e mette in relazione malaffare di ogni genere .. Complesse architetture finanziarie e reti commerciali internazionali collegano l’economia legale a quella criminale .. L’economia e la politica di molti paesi (tra cui l’Italia) non possono essere comprese senza considerare la dinamica delle reti criminali che gravano sul loro funzionamento quotidiano”.
Questo significa che lo Stato italiano, contro la criminalità organizzata, sta, a tutt'oggi  perdendo.
Ma, nello splendore di Caserta, sembra proprio, in più nobili faccende affacendati, che i “nostri” se ne “impippino” altamente!!!!!
Mi viene allora fra l’altro in mente, che l’editore de la Repubblica, nelle vesti niente meno che di vice-presidente, si recò un dì in un antro della criminalità organizzata, per fuggirne subito inorridito e spaventato, e mi chiedo se potrà mai un giorno, anziché allevare “cavallini di incerta razza” e coltivare “partiti-morti”, usare della sua influenza, per raccomandare attenzione a questo tumore maligno, che tutti ci divora.

 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line