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11/12/2006

Vorrei tornare a parlare  “dell'affaire coppie di fatto”, perché il “senso di scoramento totale” di cui ho parlato nel mio intervento precedente, dettato dalla favola bella cantata da tutti i giornali italiani, che ri-cantava il ritornello “del sacro impegno (di nuovo) sottoscritto, del giuramento (di nuovo formulato) che impegna la maggioranza, e che farebbe di un ordine del giorno, una legge”, mi è stato confermato (con una variante), da Eugenio Scalfari, con il suo domenicale su “la Repubblica” del 10 dicembre in corso. Scrive Scalfari:

 

“Capisco che i laicisti “arrabbiati” temano che il disegno di legge sia stravolto nel suo iter parlamentare sicché le componenti cattoliche del centrosinistra abbiano sottoscritto l’accordo incrociando nascostamente le dita per tradire poi la parola data nel momento conclusivo. Li capisco perché i laici di analoghe delusioni ne hanno sofferte non poche.”

 

Or bene, precisato che io mi sento un laicista scorato, più che arrabbiato, convinto ormai come sono, che anche la rabbia, in questo Paese, sia un sentimento svalutato oltre ogni limite di sopportabilità umana, mi voglio schierare con Scalfari, e accolgo (per quel che il mio accogliere può valere) il suo ragionare, voglio pensare con lui:

 

“ …..che in questo caso il gioco valga la candela. Per due motivi importanti: è stato deciso di presentare una legge sulle coppie di fatto e non di considerarle vincolate soltanto da un semplice contratto privato; si è deciso altresì all’unanimità che la legge e le sue norme regolino tutti i tipi di convivenza indipendentemente dal sesso dei conviventi, riguardino cioè eterosessuali e omosessuali. L’unanimità raggiunta su questi due punti è essenziale. È chiaro che se qualcuna delle forze politiche si ritirasse dall’accordo già sottoscritto – obbedendo agli anatemi lanciati anche ieri dall´Osservatore Romano – ciò segnerebbe la fine dell’Unione e del governo che ne è l’espressione.”

 

Accolgo questo “ottimismo” e lo voglio fare mio, introducendo però a mia volta una variante.

 

Per quanto sia dietro l’angolo, non mi basta che il 31 gennaio sia presentato il disegno di legge magnificato da Scalfari, chiedo che a quella data, sia contestualmente definito sin d’ora, regolamento delle Camere alla mano, l’iter (temporalmente certo) a cui detto disegno di legge sarà affidato. Perché va bene essere presi per i fondelli, ma almeno siano chiari da subito, i tempi, entro i quali, sarà lecito gridare per l’ennesima volta la propria sofferenza, senza rimandarne la manifestazione, questa volta, ad un domenicale di Scalfari del 2012.

 

Sarà una magra consolazione, ma, presi per il culo per presi per il culo, che sia chiaro da subito che siamo scorati, siamo laici che non si vergognano di praticare il laicismo, siamo pure disponibili al confronto ……… ma non siamo fessi.

 

Vittorio Melandri

 

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Questa mattina, 6 dicembre, all’indignazione alimentata, più che da Berlusconi dal mondo di ignavia che lo circonda, indignazione che da anni mi fa soffrire (perché di indignazione si soffre), e alla rabbia alimentata dalla “timidezza” della sinistra riformista, che sempre più spesso, ormai, fa la “strana coppia” con la spocchia vacua della sinistra radicale, si è aggiunto un senso di scoramento totale.

 

Su tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali, compresa l'Unità di Padellaro e Colombo (unica eccezione “il manifesto”), campeggiano titoli tutti uguali, che altro non sono, che una rappresentazione a parole, di quella immagine di Altan in cui compare un uso improprio dell’ombrello. Si è ritirato un emendamento alla finanziaria  che equiparava le coppie di fatto alle coppie legali, riconoscendole quindi per quello che sono, cioè copie di diritto, a cui nell’occasione si volevano riconoscere appunto pari diritti, almeno in materia di tasse di successione. Lo si è ritirato sotto il ricatto becero (i ricatti possono solo essere beceri) dei teodem della maggioranza, e lo si è sostituito riscrivendo per l’ennesima volta, quanto già scritto nel “programma” dell’Unione, ribadendo che si “farà” una legge in materia.

 

E cosa fa tutta la stampa nazionale?, ci viene cantando la favola bella del sacro impegno (di nuovo) sottoscritto, del giuramento (di nuovo formulato) che impegna la maggioranza, e che farebbe di un ordine del giorno, una legge!

 

Se ci fosse Sylos Labini (che cito con timida riconoscenza), penso che non esiterebbe a denunciare con la sua autorevolezza, come a volte, a silenzi rumorosissimi, si fanno seguire, rumori silenziosissimi, volti ad ottenere lo stesso risultato: sopire, tacitare, per meglio ingannare. A me, che non sono per nulla autorevole, resta solo la possibilità di rimanere avvolto nel mio scoramento e provare almeno a dirlo, sempre più prostrato, schiacciato come mi sento, sotto una crosta di ipocrisia che si fa ogni giorno più spessa.

 

Vittorio Melandri
 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line