Diario la mia rivista del pensiero magico.
di
Vittorio Melandri
Ho guardato il DVD Uccidete la
Democrazia.
Convincente per un verso, e nello stesso
tempo, tanto somigliante a quelle bellissime pile di scatole di
pelati che una volta si trovavano nei vecchi negozi di generi
alimentari e nei cartoni animati di Disney,
da cui se ne toglievi uno, tutto crollava.
Leggo Diario da quando
è nato, allinizio una costola dellUnità, con cui ancora per un
poco, il mercoledì, uscì in esclusiva, anche dopo aver acquisito,
ormai più di dieci anni or sono, la sua piena indipendenza.
Parafrasando una delle sue ultime copertine,
dedicata a Joan
Didion, correndo il serio rischio di eccedere, mi
vien di confessare che lo considero la
mia rivista del pensiero magico.
Non sto ha ricordarne qui tutte le sue
sezioni, e mi limito a citare davvero a caso, Fare lamore di
questi tempi, Le ricette di
Allan Bay, Se ne sono andati.
Unaltra sezione da sempre presente nel suo
repertorio, è Linchiesta Vecchio Stile. Da
sempre, vi si leggono proprio inchieste vecchio stile, di
giornalisti che firmano i testi, dopo averle condotte in
prima persona sul campo.
Come ha sottolineato
Lidia Ravera su lunità del 19 ottobre
scorso, lInchiesta Vecchio Stile firmata da Enrico
Deaglio, e passata ai lettori sotto il
titolo Il complotto dell11/9? Una boiata pazzesca, non
è di Diario, ma, dichiarato peraltro in
modo trasparente dallo stesso Deaglio,
di unaltra rivista: Popular
Mechanics.
Personalmente continuo a pensare che se il
complotto dell11/9 è una boiata
pazzesca, è una boiata ben peggiore volerci far credere che quello
che abbiamo visto, che quello che i nostri occhi hanno visto, si
spiega solo con il barbuto Osama
Bin Laden e
il terrorismo islamico.
Ma confesso però che in Diario, più del
servizio oggetto di scandalo, mi è
dispiaciuta la sua reazione alla amarezza (per altro prevista),
squadernata da noi suoi lettori.
Questa reazione, come si coglie nel servizio
uscito nel N. 39/40 della rivista, sotto il titolo Il fascino
discreto del complottismo, è stata
rappresentata solo ricorrendo a quei lettori che per manifestare il
proprio dissenso, sono ricorsi allinsulto, alle minacce di non
leggere più Diario o quella di disdire abbonamenti.
Dimostrando così implicitamente, quanto ci
fosse bisogno del sacrificio di Diario, nel seguire un sentiero
impopolare, ma necessario, per svelare ai
suoi lettori quanto fossero ingenui a farsi imbrogliare da falsi
profeti.
Sono fra quei lettori che non hanno
nessuna intenzione di rinunciare al
piacere di leggere Diario, ma anche niente affatto convinto,
dallessere definito complottista, solo
perché mi sento, nei confronti del 9/11 ufficiale, un apota
che non vuole berla; né tanto meno convinto di aver subito
cappotto, dalla illuminazione, poco luminosa questa volta, di
Deaglio.
Fra i complimenti di Pierluigi
Battista, e i fragili dubbi di Lidia Ravera,
scelgo questi ultimi, insieme come detto,
a tutti i prossimi numeri di Diario.
Ma a quanto pare
Deaglio (e Diario), che se non si sta
attenti il correttore automatico di Word trasforma sistematicamente
in un deraglio, non ha finito di deragliare.
A proposito del loro ultimo lavoro, in
una intervista rilasciata a la Repubblica
si legge questa risposta virgolettata, non si capisce dal testo se
di Deaglio o di
Cramagnani:
«Vorremmo che i magistrati approfondissero
un tema cruciale, e cioè i software usati nella trasmissione dei
dati dalla periferia al centro, i codici dei computer. Bisogna anche
sapere se i verbali di scrutinio dei voti
vengono trasmessi per via cartacea o per via telematica».
Ma come, tutta la denuncia articolata dalla
loro inchiesta, si regge proprio sulla possibilità di manipolare i
dati nel tratto che va dalla loro formazione, al punto
di arrivo dove vengono cumulati in modo
ufficiale.
Ed ora questi da un lato annunciano nuove
rivelazioni, e dallaltra si chiedono candidamente.....
se i verbali di scrutinio dei voti vengono
trasmessi per via cartacea o per via telematica.......
ma questo non doveva essere un punto
accertato in via preliminare dalla loro inchiesta vecchio stile?
Sabato 2 dicembre, ho poi letto il
nuovo numero (46) della rivista, ho trovato ovviamente subito modo
di sentirmi dalla parte di Deaglio
Cremagnani e Diario, per luso che a
loro danno è stato fatto dellart. 656 del codice penale, e ho
trovato molti altri spunti per pensare che nella notte del conteggio
dei voti delle ultime elezioni, di cose strane ne
sono successe, ma, anche nel numero 46 di
Diario, non viene chiarito come i dati elettorali viaggiano dai
seggi, dove si formano e dove vengono contati manualmente, alle sedi
dove vengono conteggiati cumulativamente: Corti di giustizia e
Viminale.
In una cosa Diario mi sembra davvero
convincente: laddove osserva che quando alle 15 del 10 aprile si
sono chiuse le urne, il numero elettorale esatto, era formato nelle
urne stesse.
Da quel momento doveva solo uscire, e
rendersi noto.
Ebbene, colpisce non tanto il lungo
tempo impiegato per uscire, cosa che in Italia ha una sua
plausibilità storica, ma il fatto che la variazione con cui il dato
si è andato assottigliando, partendo da un valore inizialmente molto
simile a quello indicato dagli exit
pol, ha seguito un andamento costante
nel tempo, e la cosa, effettivamente assomiglia molto alla fioritura
fuori stagione di un gelsomino su Marte.
Resta la domanda: che strada seguono
i dati, per andare dai seggi al punto in cui si trasformano in seggi
parlamentari??