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05/12/2006

 

Diario la mia rivista del pensiero magico.

di Vittorio Melandri

Ho guardato il DVD “Uccidete la Democrazia”.

Convincente per un verso, e nello stesso tempo, tanto somigliante a quelle bellissime pile di scatole di pelati che una volta si trovavano nei vecchi negozi di generi alimentari e nei cartoni animati di Disney, da cui se ne toglievi uno, tutto crollava.

Leggo Diario da quando è nato, all’inizio una costola dell’Unità, con cui ancora per un poco, il mercoledì, uscì in esclusiva, anche dopo aver acquisito, ormai più di dieci anni or sono, la sua piena indipendenza.

Parafrasando una delle sue ultime copertine, dedicata a Joan Didion, correndo il serio rischio di eccedere, mi vien di confessare che lo considero la “mia rivista del pensiero magico”.

Non sto ha ricordarne qui tutte le sue sezioni, e mi limito a citare davvero a caso, “Fare l’amore di questi tempi”, “Le ricette di Allan Bay”, “Se ne sono andati”.

Un’altra sezione da sempre presente nel suo repertorio, è “L’inchiesta Vecchio Stile”. Da sempre, vi si leggono proprio inchieste vecchio stile, di giornalisti che firmano i testi, dopo averle condotte in prima persona sul “campo”.

Come ha sottolineato Lidia Ravera su l’unità del 19 ottobre scorso, l’Inchiesta Vecchio Stile firmata da Enrico Deaglio, e passata ai lettori sotto il titolo “Il complotto dell’11/9? Una boiata pazzesca”, non è di Diario, ma, dichiarato peraltro in modo trasparente dallo stesso Deaglio, di un’altra rivista: “Popular Mechanics”.

Personalmente continuo a pensare che se il “complotto dell’11/9 è una boiata pazzesca”, è una boiata ben peggiore volerci far credere che quello che abbiamo visto, che quello che i nostri occhi hanno visto, si spiega solo con il barbuto Osama Bin Laden e il terrorismo islamico.

Ma confesso però che in Diario, più del servizio oggetto di “scandalo”, mi è dispiaciuta la sua reazione alla amarezza (per altro prevista), squadernata da noi suoi lettori.

Questa reazione, come si coglie nel servizio uscito nel N. 39/40 della rivista, sotto il titolo “Il fascino discreto del complottismo”, è stata rappresentata solo ricorrendo a quei lettori che per manifestare il proprio dissenso, sono ricorsi all’insulto, alle minacce di non leggere più Diario o quella di disdire abbonamenti.
Dimostrando così implicitamente, quanto ci fosse bisogno del sacrificio di Diario, nel seguire un sentiero impopolare, ma necessario, per svelare ai suoi lettori quanto fossero ingenui a farsi imbrogliare da “falsi profeti”.

Sono fra quei lettori che non hanno nessuna intenzione di rinunciare al piacere di leggere Diario, ma anche niente affatto convinto, dall’essere definito complottista, solo perché mi sento, nei confronti del “9/11 ufficiale”, un “apota” che non vuole berla; né tanto meno convinto di aver subito “cappotto”, dalla illuminazione, poco luminosa questa volta, di Deaglio.

 

Fra i complimenti di Pierluigi Battista, e i “fragili dubbi” di Lidia Ravera, scelgo questi ultimi, insieme come detto, a tutti i prossimi numeri di Diario.

Ma a quanto pare Deaglio (e Diario), che se non si sta attenti il correttore automatico di Word trasforma sistematicamente in un deraglio, non ha finito di deragliare.

A proposito del loro ultimo lavoro, in una intervista rilasciata a la Repubblica si legge questa risposta virgolettata, non si capisce dal testo se di Deaglio o di Cramagnani:

«Vorremmo che i magistrati approfondissero un tema cruciale, e cioè i software usati nella trasmissione dei dati dalla periferia al centro, i codici dei computer. Bisogna anche sapere se i verbali di scrutinio dei voti vengono trasmessi per via cartacea o per via telematica».

Ma come, tutta la denuncia articolata dalla loro inchiesta, si regge proprio sulla possibilità di manipolare i dati nel tratto che va dalla loro formazione, al punto di arrivo dove vengono cumulati in modo ufficiale.

Ed ora questi da un lato annunciano nuove rivelazioni, e dall’altra si chiedono candidamente.....

“se i verbali di scrutinio dei voti vengono trasmessi per via cartacea o per via telematica”.......

ma questo non doveva essere un punto accertato in via preliminare dalla loro inchiesta vecchio stile?

 

Sabato 2 dicembre, ho poi letto il nuovo numero (46) della rivista, ho trovato ovviamente subito modo di sentirmi dalla parte di Deaglio Cremagnani e Diario, per l’uso che a loro danno è stato fatto dell’art. 656 del codice penale, e ho trovato molti altri spunti per pensare che nella notte del conteggio dei voti delle ultime elezioni, di cose strane ne sono successe, ma, anche nel numero 46 di Diario, non viene chiarito come i dati elettorali viaggiano dai seggi, dove si formano e dove vengono contati manualmente, alle sedi dove vengono conteggiati cumulativamente: Corti di giustizia e Viminale.

 

In una cosa Diario mi sembra davvero convincente: laddove osserva che quando alle 15 del 10 aprile si sono chiuse le urne, il numero elettorale esatto, era formato nelle urne stesse.

 

Da quel momento doveva solo uscire, e rendersi noto.

 

Ebbene, colpisce non tanto il lungo tempo impiegato per uscire, cosa che in Italia ha una sua plausibilità storica, ma il fatto che la variazione con cui il dato si è andato assottigliando, partendo da un valore inizialmente molto simile a quello indicato dagli exit pol, ha seguito un andamento costante nel tempo, e la cosa, effettivamente assomiglia molto alla fioritura fuori stagione di un gelsomino su Marte.

 

Resta la domanda: che strada seguono i dati, per andare dai seggi al punto in cui si trasformano in seggi parlamentari??



 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line