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04/12/2006

 

“Non si sta poi male in questa fogna, basta nasconder bene la vergogna.”

di Vittorio Melandri

 

La puntigliosa analisi di Christian Abbondanza, si conclude, e non potrebbe purtroppo essere diversamente, con un vaticinio atroce: “o si svegliano i cittadini o è persa, in Calabria come altrove”.

 

Scrivo all’indomani della imponente manifestazione della CdL, che ha tributato al redivivo Berlusconi una giornata a dir poco trionfale, e che sarebbe da stupidi sottovalutare, ma che sarebbe ancora più da stupidi, pesare con il pallottoliere, che notoriamente come bilancia funziona male.

 

Centinaia di migliaia, o anche milioni che fossero, quei cittadini che sabato due dicembre erano a Roma, sono stati a mio parere riassunti da quella giovane donna che interrogata sul perché fosse presente, ha risposta: perché 67 nuove tasse sono insopportabili. Poi, all’ulteriore domanda, quale delle 67 la colpisse di più o particolarmente, rispondeva……. non so, io sono una studentessa e di tasse ancora non ne devo pagare….. !!!

 

Eppure era lì, convinta di manifestare per il proprio interesse, armata di bandiera, ardente di convinzione che Prodi sia il suo peggior nemico, e Berlusconi un cavaliere senza macchia e senza paura, il solo oggi in grado di trarla in salvo.

 

Come si possono “svegliare” cittadini abbandonati da tutti da almeno un ventennio, e da tutti circuiti e imprigionati in una morsa omertosa, di cui nemmeno avvertono l’esistenza?

 

Non credo si possa sperare nella indispensabile disponibilità dei cittadini, se non si riesce almeno un poco, ad incrinare la sicumera della classe dirigente attuale, e da una anche piccola crepa-fessura, far passare un soffio capace di diradare la nebbia che tutto avvolge, quel poco di buono che c’è, e il moltissimo marcio che ci logora.

 

Ma cosa può creare una per noi salvifica incrinatura, cosa li può spaventare (loro), cosa li può indurre in tentazione al punto di farli smuovere un poco dalle loro sicurezze, e così farli vacillare e costringerli ad ….. incrinarsi?

 

Mi limito intanto a ricordare da cosa è stata spaventata la nostra parte politica, quella nella quale comunque ci tocca collocarci, anche se è sempre più difficile in essa riconoscersi.

 

Dato che è di tutta evidenza che non è certo stata spaventata dalle elezioni perse, e nemmeno dalle stesse vinte da Berlusconi, figuriamoci se può averli spaventati il grido accorato di Nanni Moretti.

 

Rimanendo quindi al passato prossimo, di un vero primo spavento credo si possa parlare quando al Circo Massimo, tre milioni di persone si sono lì radunate, anche per il fascino democratico che emanava dalla figura (in apparenza laterale) di Sergio Cofferati; ma è bastato “convincere” l’impiegato della Pirelli, che per lui era meglio andare a fare il custode al Museo Morandi (non me ne voglia il grande pittore), e lo spavento è passato. Poi un altro spavento glielo abbiamo procurato anche noi quando mescolati a quattro milioni e trecentomila cittadini, il 16 ottobre del 2005, abbiamo dal basso gridato, vogliamo esserci e contare; ma la risposta era già stata confezionata, in forma di Legge 270, che porta sì la data del 21/12/2005, ma il cui iter era addirittura iniziato con la presentazione alla Camera del disegno di legge n. 2620, il 9 aprile 2002, e la cui successiva approvazione alla Camera, il 13 ottobre 2005, avvenne giusto tre giorni prima delle mitiche primarie, e da quel momento per tutti (loro) era stato chiaro, che aveva incorporato il “broglio” più legale, che si sia mai in effetti poi puntualmente perpetrato: la nomina di un intero Parlamento al posto della sua elezione. Per ultimo, sono forse tornati a spaventarsi domenica 26 novembre, quando per un attimo, il destino sembrava potesse togliergli il loro leader preferito, ma è stato solo un attimo.

 

Questo breve ritorno al passato, ci permette quindi di affermare che anche quando si spaventano per davvero, sono prontissimi a riprendersi, e le acque si richiudono sui loro spaventi, tornando “placide” e apparentemente immote, come prima.

 

Dove si può intervenire allora per ingenerare almeno una speranza di cambiamento, nella consapevolezza per altro che, individuato il punto giusto in cui incidere, è tutto da costruire ancora, il  bisturi con cui farlo?

 

Personalmente, penso a quel punto della strada, in cui da tempo ormai immemore, ha preso forma una sorta di precondizione-democratica che nessuno ha l'aria, nemmeno, di voler nominare, ma che se ne sta lì come un macigno-metastasi e blocca qualsiasi prospettiva di cambiamento, appunto democratico.

 

Questa “precondizione” mi si è impressa nella memoria, avendola sentita esplicitamente citata, in una ormai vecchia trasmissione televisiva, da Libero Grassi, che fu poco dopo, il 29 Agosto del 1991, ammazzato come sappiamo, dalla mafia, quella stessa “mafia”, che ancora oggi “approfitta del disincanto”, come Corrado Stajano con tre sole parole, ha terribilmente diagnosticato.

 

Libero Grassi dunque, di cui ricordo un’immagine ed appunto una riflessione.

 

Calzava un paio di sandali, era appena tornato dalle ferie, e quei piedi che sporgevano dal lenzuolo che lo ricopriva, testimoniavano con forza drammatica e struggente, la sua condizione di uomo inerme, armato “solo” della propria dignità, convinto che l’aver parlato fosse sufficiente a fargli da scudo. Aveva parlato a Samarcanda, qualche tempo prima, in una puntata caratterizzata anche dalla presenza di Emilia Midrio, vedova di Giovanni Bonsignore, funzionario della regione Sicilia, ammazzato dalla mafia il 9 Maggio 1990 e dimenticato, anche lui, come tanti.

 

Si usa ricordare che Grassi in quella puntata di Samarcanda, manifestò la sua ribellione al pizzo. A me, è rimasto invece il ricordo dell'altra denuncia, che il liberale Libero Grassi, in quella occasione fece, una denuncia ben più grave, caduta nell'oblio. Denunciò……

 

 “LA CATTIVA QUALITÀ DEL CONSENSO”.

 

E spiegò bene cosa intendeva, e non era certo il consenso espresso per questo o quel partito, perché non si riferiva ai voti raccolti, ma alle modalità con cui tutti i partiti, chi accontentandosi, chi attivandosi, accedevano e tuttora accedono, alla raccolta del consenso.

 

Ne ho ritrovato per la prima volta un cenno, nella presentazione di Michele Santoro, al lavoro di Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini “La mafia è bianca”.

 

Scrive Santoro:

“In questo film compare un piccolo brano di una trasmissione che Maurizio Costanzo e io dedicammo alla memoria di Libero Grassi. Libero faceva pigiami al piano terra di un grande palazzo qualsiasi a Palermo. La mafia lo uccise perché si rifiutava di pagare il pizzo ma ANCHE PERCHÉ AVEVA CAPITO CHE LA FORZA DI COSA NOSTRA È L’IMMENSO RETICOLO DI COMPLICITÀ  SU CUI PUÒ CONTARE: POLITICI, IMPRENDITORI E GENTE QUALUNQUE”  (Il maiuscoletto è mio)

 

È cambiato qualcosa da allora? Possiamo credere che oggi sia possibile non parlare più, di “cattiva qualità del consenso”?, e possiamo credere, che senza incidere tale metastasi, anche a sinistra, per quanto ci riguarda in prima persona, soprattutto a sinistra, si possa sperare davvero in una rinascita dei suoi valori fondanti, di libertà di uguaglianza di fraternità, e in una ripartenza verso traguardi degni della sua storia?

 

La mia risposta (per quel che può valere) è francamente no, nessuna speranza è possibile, se prima non troviamo il modo di immaginare, immaginare, immaginare, il “bisturi” capace di (almeno) incidere, quella metastasi tumorale che è la “cattiva qualità del consenso” evocata dal liberale Libero Grassi.

 

Sull’altro fronte della politica italiana, le ombre di Marcello Dell’Utri e di Totò Cuffaro, a fianco di Berlusconi e Casini, i quali non risparmiano agli stessi, profferte di amicizia e stima, incombono in tutta la loro tragica dimensione.

 

Fra le tante vittime massacrate dal potere, solo perché di ostacolo al suo dipanarsi consueto, due in particolare si possono ricordare per la singolarità che le accomuna. L’eroe borghese avv. Giorgio Ambrosoli e il politico “onesto” (vera e propria forma di eroismo, anche questa) Piersanti Mattarella.

 

Entrambi assassinati da sicari prezzolati, potevano, e non sono stati, essere avvisati dell’arrivo dei loro assassini. A farlo, avrebbero con facilità potuto, due fra loro, acerrimi nemici: Giulio Andreotti ed Enrico Cuccia. Andreotti non avvisò Mattarella, e Cuccia non avvisò Ambrosoli, eppure Bontade aveva avvisato Andreotti e Sindona aveva avvisato Cuccia.

 

Mattarella e Ambrosoli si potevano salvare?


Ai cittadini di questo Paese non importa saperlo a quanto pare, e la classe dirigente, in piazzetta Cuccia si trova a suo agio, e di andare in processione in ginocchio da Andreotti, non ha mai smesso nessuno di loro, nemmeno per un solo “attimino”.

 

E anche questi fatti depongono sia contro la speranza che i cittadini si possano risvegliare per incanto da soli, sia a sostegno della necessità di immaginare, immaginare, immaginare, qualcosa di nuovo, che sinora non sia ancora stato provato.

Diversamente, la conclusione è già stata scritta e cantata, da un bravo cantautore che non è più con noi, e che in un verso ha riassunto il motto più introiettato nella coscienza collettiva del popolo italiano:

 

 “Non si sta poi male in questa fogna, basta nasconder bene la vergogna.”


 

Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line