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01/02/2007 |
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Vietato vietare o vietato negare di Valerio Longo Un vecchio slogan di Maurizio Costanzo recitava così Vietato vietare. In soldoni è quello che hanno sostenuto circa 200 storici a proposito del progetto di Mastella di rendere reato la negazione della Shoah. Da una parte la libertà di espressione anche per sostenere teorie aberranti e criminogene, dallaltra i pericoli legati al diffondersi del negazionismo e del revisionismo storico. Da una parte Voltaire con il suo detesto quello che dici, ma mi batterò per permetterti di dirlo, dallaltra Weber con la sua consapevolezza della responsabilità delle conseguenze delle proprie azioni. Il ministro della giustizia tedesco Brigitte Zypries sostiene che occorre porre dei limiti al negazionismo. Nel suo paese e in Francia tutto ciò è già legge e sotto la guida tedesca potrebbe diventarlo anche in Europa, prima ancora che da noi provveda il Clemente nazionale. In Italia, forse più che in qualsiasi paese dEuropa, esiste una difficoltà obiettiva nel presentare in pubblico la verità, sia essa storica o processuale. In Italia resiste il vizio congenito di trasformare ogni fatto in una lotta fra opposte scuole di pensiero. La Shoah è un fatto e consentire di negarla potrebbe sancire per certi versi il diritto alla menzogna. Da qui a punire chi esprime in pubblico una tale falsità il passo è assai lungo. Con lo stesso metro bisognerebbe perseguire anche chi, ogni anno, a gennaio per lappunto, tenta di riabilitare Craxi calpestando l'inoppugnabile verità storica data dalle sue sentenze di condanna. Si sostiene che spetta al mondo della cultura, agli intellettuali, alla stampa, vaccinare la società civile nei confronti di questi pericoli. Tuttavia occorrerà ammettere che su questo fronte in Italia siamo del tutto scoperti. Gli stessi storici (Galli della Loggia!!) spaventati che possa affermarsi la teoria dellunicità della Shoah sono gli stessi che accomunano, nelle loro audaci riletture delle recenti vicende italiane, le acrobazie diffamatorie di Guzzanti (padre per carità) con l'impegno istituzionale antimafia di Violante e Caselli. Mi domando quale patente di pratica culturale e di tensione morale questi storici possano esibire, quale stimolo abbiano potuto fornire in questi anni alla coscienza comune ed alla consapevolezza etica derivante dalla verità storica. Pertanto non si potrà che concordare con Amos Luzzatto Il fatto che sia necessaria una legge per sanzionare il negazionismo significa che il fronte civile è molto debole. Che il ceto intellettuale italiano possa aver contribuito ad indebolire il "fronte civile" è solo un'ipotesi, per carità, ma è già un buon motivo per tenere gli occhi aperti e per prendere con le molle certi appelli. Ciò posto bisogna vedere quale sia la medicina adatta a fronteggiare il problema. In realtà perseguire chi nega la Shoah sarebbe altrettanto difficile che colpire chi fa apologia al fascismo. In un paese dove di fatto si è consentita la ricostituzione mediante restyling di diversi partiti neo-fascisti, una legge contro i negazionisti diventerebbe unennesima grida manzoniana, inapplicata e come tale sbeffeggiata, da storici e intellettuali innanzitutto. Con buona pace di Giorgio Bocca che si batte contro ogni sorta di revisionismo in materia questa sarebbe unaltra battaglia persa per la nostra società civile. La soluzione adottata per il momento dal governo, si propone di inasprire le pene contro ogni istigazione all'odio razziale. Essa appare più cauta e per ciò stesso più facilmente perseguibile rispetto all'ipotesi che ha scatenato le reazioni degli illustri accademici. In fondo perchè mai si dovrebbe dare agli storici italioti il pretesto per voltare una pagina di storia ritenuta demodé. La Shoah infatti è tanto demodé che il 40% degli studenti italiani non sa neppure a cosa è associata la parola. E' su questa ignoranza che fa leva l'odio razziale non certo sull'eccessivo dibattito intorno allo sterminio scientifico di un popolo. Stefano Levi Della Torre fa notare su Repubblica che la frase di Voltaire rivendica non solo il dovere di lasciare esprimere l'altro, ma anche il diritto di combattere la menzogna. Di questo passo altrimenti si rischia di trasformare Voltaire nel precursore di quel giornalista della tv pubblica nel cui salotto ognuno poteva sparare la sua verità senza essere mai smentito? E se proprio dovessi scegliere una frase a proposito di chi ha il vezzo di stravolgere la storia mi viene in mente questa - "A costoro andrebbero sparate via ad una ad una, tutte le dita della mano con la quale scrivono". Non avendo la responsabilità del linguaggio truculento degli anni '70, come alcuni storici nostrani (De Luna!!), posso permettermi anche di citargli addosso Franz Kafka , con due kappa come Kossiga.
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democrazialegalita.it periodico on line |