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Pubblicato il 13-gen- |
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La strage di Erba e il paese impazzito di Daniela Gaudenzi
Una delle frasi emblematiche dellanno appena concluso è rimasta lesclamazione di Romano Prodi sul paese impazzito riferita alle reazioni a tratti scomposte e sopra le righe ad una finanziaria a sua volta abnorme se non altro nelle modalità e nel mercanteggiamento estenuante. Forse però lembrione di veridicità di quella valutazione probabilmente sfuggita al presidente del Consiglio lo possiamo ritrovare lontano dalle cronache politiche e dallagenda di governo, lontano dalle analisi dei commentatori, nell Italia florida e laboriosa della Brianza, in un terribile fatto di nera e nelle modalità della sua copertura mediatica. La confusione e larretratezza, in primo luogo culturale, di un paese che tuttora incorona come uomo politico più popolare Silvio Berlusconi e si dichiara devoto di San Pio ovvero padre Pio, (per i meno aggiornati sulla hit parade delle beatificazioni e santificazioni al primo posto nella devozione nostrana, mentre Gesù si ferma al 36° posto) deflagrano, se così si può dire, quando si è costretti a misurarsi con lorrore, la ferocia, la mancanza di senso Linformazione in primis e a rimorchio lopinione pubblica, se esiste in Italia come autentico soggetto della scena pubblica, escono in qualche modo ammaccate dalla strage di Erba e si rivelano, rispettivamente, miserevoli e meschine se si paragonano alle reazioni e ai comportamenti suscitati dallinfanticidio di Cogne. La inadeguatezza, la faziosità, il tasso di razzismo dimostrato platealmente dagli operatori dellinformazione nella strage di Erba hanno un precedente, ma non altrettanto eclatante, nel duplice omicidio familiare di Novi Ligure perpetrato da due minori e tempisticamente attribuito ai soliti albanesi. Chi si ricorda le prime interviste, a poche ore dalla strage, di Azouz Marzouk, in particolare sulle reti Mediaset, ma non solo, non avrà dimenticato il tono sprezzante e questurino dei cronisti, quegli stessi ipergarantisti che si mettono in ginocchio davanti agli imputati eccellenti innocenti fino al giudizio di terzo grado che arriverà diversi anni dopo la prescrizione. Tutti gli intervistatori manifestamente ostili e diffidenti lo apostrofavano con il tu, cercavano di incastrarlo e dimostravano apertamente scetticismo sul suo viaggio in Tunisia. E se comunque non reggeva che era stato lui, dovevano comunque essere stati altri immigrati del suo giro, tossicodipendenti e/o spacciatori. Certo si può rispondere che ad annaspare su una falsa pista erano gli inquirenti, ma una informazione degna del nome deve in primo luogo fare da filtro e non da amplificatore passivo o peggio ancora, faziosamente attivo. Adesso limmigrato con precedenti penali rimasto senza moglie e senza figlio, orrendamente aggrediti e trucidati, ingiustamente incolpato da una informazione che anche in questa circostanza ha perfettamente disinformato e da unopinione pubblica dominata da pregiudizi razzisti, chiede sacrosantamente che gli si chieda scusa; sarebbe solo un tardivo e inadeguato risarcimento ma non sembra realistico che possa ottenerlo. Persino le modalità agghiaccianti dellesecuzione e lefferatezza che ha contraddistinto luccisione del bambino sono stati valutati come indizi certi che gli assassini non potevano essere che musulmani, professionisti del crimine e gravitare comunque nellambito dello spaccio e dellestorsione. Se poi si paragona la copertura mediatica, la qualità dellinformazione su tale vicenda ed il conseguente interessamento dellopinione pubblica, con lo spazio o meglio la vetrina permanente che la Tv pubblica ha allestito per la mamma di Cogne si avrà la perfetta percezione, ben al di là del teatrino partitico- mediatico in senso stretto, di quella scomparsa dei fatti che solo Marco Travaglio nellindifferenza e nel fastidio della casta politico-giornalistica si ostina a denunciare. Certo a differenza della signora Franzoni già condannata in primo grado, linnocente Azouz Marzouk non si fa rappresentare da Carlo Taormina, non ha un sito internet ed uno staff prezzolato a sua disposizione, non mobilita una opinionista del calibro di Barbara Palombelli, non gode delle professioni di innocenza di Ritanna Armeni, non invade le scansie Mondadori con La Verità.. Adesso informazione, opinione pubblica, singoli cittadini devono fare i conti con una verità molto semplice. In una ricca provincia italiana dove in ogni casa ci sono allarmi e porte blindate, tre televisori in media ed uno almeno con super schermo ultrapiatto, dove con molta soddisfazione di Massimo DAlema si sta incollati al video e si leggono poco i giornali, dove alla fine di una settimana di duro lavoro ci si ritempra nei centri commerciali più che nei musei, due vicini della porta accanto, lavoratori, italiani ed incensurati, per futili motivi, hanno compiuto una strage degna di Annibal the Cannibal. Non è la prima compiuta da persone rispettabili e che conoscono da sempre le loro vittime: tutti gli omicidi più efferati avvengono in ambito familiare, di conoscenza e di vicinanza. Sarebbe ora che di queste elementari e scomode verità, linformazione e lopinione pubblica ne prendessero atto e si interrogassero conseguentemente, invece di continuare, ormai in modo tragicomico, a scaricare la frustrazione e la rabbia per una vita sempre più lontana da bisogni reali e desideri, sullaltro, sullo straniero, sullo sconosciuto, sul diverso, sul deviante. |
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Pubblicazione a cura di
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