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24/10/2006 |
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Che cosa piace alla ndrangheta. di Daniela Gaudenzi Il presidente della regione Calabria nel cui consiglio regionale siedono 22 tra indagati, imputati e condannati, intervistato peraltro dallo staff di Anno Zero, non ha saputo dire niente di per giustificare lo status del consiglio regionale della regione che presiede, non ha saputo dire niente a proposito della relazione sulla ASL di Locri che lascia allibito qualsiasi cittadino di media sensibilità, ma ha un convincimento profondo. Agazio Loiero sa per certo che la puntata di Anno Zero dedicata alla Calabria sarà piaciuta alla ndrangheta, non certo ai Calabresi che si battono per una Calabria pulita (lUnità del 21 ottobre). In fondo non cè molto di nuovo sotto il sole italiano: quando Giorgio Bocca negli anni 60 insieme a pochi altri coraggiosi si avventurava nelle prime grandi inchieste di mafia si sentiva compattamente rispondere dai rappresentanti delle istituzioni e della politica in un solo modo la mafia non esiste, ve la inventate voi a Milano. Quando più tardi negli anni 80 poco prima che venisse fatto saltare, va ad intervistare il generale Dalla Chiesa nella sua sede palermitana descrive lo stesso silenzio, lo stesso isolamento, la tessa omertà politica ed istituzionale. Che cosa hanno mai fatto in quella puntata i beniamini della ndrangheta, secondo la definizione molto personale del presidente della regione? Hanno fatto parlare i dati (per esempio quello degli affiliati, 5.000 e con un volume daffari per ogni affiliato che si aggira sui 516.000 euro), i numeri dei morti ammazzati (24 nella sola Locride); hanno citato abbondantemente, raccomandandone la lettura e la diffusione nelle scuole, la relazione della commissione amministrativa sulla ASL di Locri, il luogo dove hanno ricoperto cariche direttive Francesco Fortugno e la moglie, dove lavorava almeno uno dei presunti esecutori, dove è primario quel Domenico Crea che ha nel suo ufficio di segreteria, Marcianò e Ritorto, i presunti assassini di Fortugno, e è subentrato in consiglio comunale alla sua morte. E soprattutto hanno fatto parlare i protagonisti e comprimari della vita politica di Locri e del suo cuore pulsante, la ASL 9, come la dott.ssa Giuseppina Morabito figlia di Giuseppe Morabito, uno dei 30 uomini più pericolosi della mafia e moglie di Giuseppe Pansera, arrestato insieme al suocero per una serie di reati impressionanti, una che fa una carriera veloce e brillante che naturalmente non ritiene di dover spiegare in alcun modo a dei giornalisti sciacalli. Domenico Crea loggettivo beneficiario del delitto Fortugno, non facendo subito mente locale, accoglie lintervistatore, che pure gli dice che cè una telecamera nella sale del consiglio regionale , a baci ed abbracci ritenendolo un collega o compare e si sfoga stanno facendo una gran confusione! Io sono un primario, non sono un delinquente!. E poi vuole spiegarsi meglio qui i voti non si prendono a caso, si prendono se si fanno cortesie Fortugno è morto perché ha preso impegni e non li ha mantenuti .lei non sa come vanno le cose qui tanto non cè la telecamera, verooo?!. E la parte buona della Calabria che sarebbe stata ignorata, emarginata, esclusa? Cera, eccome in studio e collegata da Locri; solo che quei ragazzi di Locri di cui la politica si è riempita la bocca come se fossero una sua appendice e che ha cercato di strumentalizzare da un anno a questa parte, hanno capito bene lantifona (perciò nemmeno loro devono essere piaciuti molto ad Agazio Loiero). La loro analisi è stata lucidissima: rischiamo di essere la maschera buona della politica; ci usano come cassa di risonanza; la realtà è che l84% degli omicidi rimane irrisolto, che la politica risponde negativamente alla nostra opera di sensibilizzazione, che in consiglio ci sono 22 inquisiti e che questa è una giunta fotocopia della precedente . A rappresentare fisicamente la politica in studio cerano Francesco Storace e Marco Minniti i quali si sono penosamente azzannati sul numero degli inquisiti nei rispettivi schieramenti per trovare un prevedibile punto di incontro nellattacco a Marco Travaglio che puntualmente ha fatto nomi, ha citato sentenze, dispositivi e motivazioni e ha dovuto spiegare al vice-ministro Minniti (a proposito del caso Pacenza che sembrava essere il suo unico interesse) che il tribunale del riesame non assolve nessuno ma semplicemente si pronuncia sulla custodia cautelare. Alla fine Minniti, con insospettabile lungimiranza, ha concluso che il problema è quello di una politica debole e di una mafia forte e che bisognerebbe indagare di più, a 360° tra mafia e politica e aiutare la politica debole a liberarsi; ed ha persino convenuto, obtorto collo, che limitatamente alla Calabria bisognerebbe darsi la regola di non candidare chi è stato rinviato a giudizio! Laltro politico presente, Zavatteri, spregiudicato giocoliere degli equilibri politici calabresi e importante esponente del PSI di Bobo Craxi, ha concluso in modo lievemente sorprendente affermando che la politica ha indebolito i presidi della democrazia. E abbastanza facile capire come la puntata calabrese di AnnoZero non sia piaciuta al Loiero oscurato come dicono i suoi, ma forse, dimenticano di aggiungere, dalle sue dichiarazioni insipienti. Di facile comprensione e scontate le reazioni di FI che parla di durissimo colpo allimmagine della Calabria e che tanto per stare allaltezza dello spirito epuratore del capo, chiede che il direttore della Rai apra uninchiesta. Quanto al gradimento della ndrangheta aspettiamo improbabili conferme e rimaniamo un po stupiti che Agazio Loiero abbia voluto farsi interprete di quella sensibilità: avremmo preferito che avesse spiegato dettagliatamente che cosa non è piaciuto a lui e soprattutto quale è la Calabria che lui vuole rappresentare, magari più con i fatti che con le parole. |
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democrazialegalita.it periodico on line |