Democrazia e Legalità

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Dal riformista del 30 aprile 2003
 
Nota: abbiamo deciso di pubblicare questo articolo perché ci sembra una insperata testimonianza dell’atteggiamento paurosamente e penosamente subalterno di una certa sinistra verso il governo e soprattutto verso Berlusconi. 
Forse è sono semplicemente più realisti del re, ma forse anche qualcosa di più e di peggio, e per portare avanti tale realismo si dimenticano la dignità propria e sopratutto  delle istituzioni, omettendo la giusta indignazione per l’abuso continuato che il presidente del consiglio sta facendo delle proprie funzioni e non solo.
Leggere per credere.
   

Silvio divorzia da Cesare e vara il doppio binario

Per capire quale sarà la strategia del Cavalier dopo la madre di tutte le sentenze bisogna tornare al 18 aprile, quando il premier si presentò al palazzo di Giustizia di Milano per rendere spontanee dichiarazioni al processo Sme, che lo vede accusato di concorso in corruzione di atti giudiziali […] «Ho ritenuto che dovessi venire, non solo per esercitare il mio diritto a difendermi, ma anche per far conoscere questa vicenda ai cittadini». E Cesare Previti? Berlusconi pronunciò poche parole di circostanza: «Mi sembra non si possa negare che sia oggetto di una persecuzione».

Così invece, lunedì, Gaetano Pecorella, che sulla giustizia è il megafono del premier «Le vicende giudiziarie di Berlusconi e Previti hanno politicamente molti punti di contatto perché una condanna a Previti è politicamente una condanna a chi ha sempre collaborato con Berlusconi». Ma «sul piano giudiziario si tratta di posizioni personali molto diverse». Messe insieme le parole di Berlusconi e Pecorella, è evidente che il lungo addio del Cavaliere a Previti è cominciato già prima della sentenza su Imi-Sir/Lodo Mondari: al di là delle ufficiali (e obbligatorie) difese d'ufficio, il premier non seguirà le orme dell'ex ministro. La strategia del Cavaliere ormai viaggia sostanzialmente su un doppio binario: il primo politico, il secondo meramente giudiziario. Dal punto di vista politico, Berlusconi ha capito che difendere troppo l'indifendibile lo condurrebbe a perdere consenso. E non solo con l'elettorato, ma anche nei confronti degli alleati di governo. La Cirami, le rogatorie e il patteggiamento allargato hanno causato nella Cdl una malpancismo diffuso, che potrebbe tramutarsi in indigestione cronica se si continuasse con la terapia della legislazione ad personam. Gli alleati chiedono piuttosto una riforma generale del sistema giudiziario, all’interno della quale inglobare le garanzie peri parlamentari.

 

Persino i moderati di Fi lo vanno ripetendo da tempo. Tra questi, Giuseppe Gargani responsabile giustizia degli azzurri lo ha ripetuto anche al Riformista: «L'immunità è sacrosanta, tutti i paesi civili del mondo la prevedono. Ma è l'intero sistema che va rivisto».

 

Berlusconi si è ormai convinto che è questa la strada da seguire, ma senza rinnegare il muro contro muro con l'opposizione: le riforme vuole farle da solo,evitando di perdere tempo in quelle che considera inutili trattative.          Fin qui la strategia politica. Rimane da indagare quella giudiziaria. Un dato è certo: il Cavaliere manterrà una condotta molto diversa da Previti. Nessun ostruzionismo a oltranza, dunque. E per due motivi. Il primo è che il premier non teme il processo. A differenza di Previti, il procedimento a suo carico è indiziario, basato cioè sul «non poteva non sapere». E la stessa Stefania Ariosto ha  spiegato di non essere al corrente del coinvolgimento di Berlusconi. Ma il Cavaliere può contare su un altro punto a suo favore: i tempi del processo. L'affare Sme risale 1986 e l'ultimo presunto episodio di corruzione di giudici è del 1991. La prescrizione per la corruzione in atti giudiziari è di 15 anni, ed entro il 2006 il processo non arriverà mai alla conclusione definitiva nei tré gradi di giudizio, se si considera che il primo ci sarà (almeno) nel 2004. Senza considerare le attenuanti generiche, scontate per un incensurato. Con esse i tempi della prescrizione diminuiscono di un terzo cioè cinque anni. A conti fatti dunque , la prescrizione è scontata. Ciò non esclude che – in caso di condanna- Berlusconi non voglia tornare alle urne. E per una ragione molto semplice : sa bene che da vittima sacrificale potrebbe incassare più voti.  

 

 

A cura dello staff tecnico democrazialegalita.it