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Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375 |
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Il clamoroso falso dei quattro saggi di Lorenzago. Ovvero: come una bufala , se 'bipartisan', diventa veritàdi Marco Ottanelli
Tutti, ma proprio tutti coloro che
si sono opposti almeno a parole- alla pericolosa e pesantissima riforma
della Costituzione del Polo, hanno gridato la loro indignazione per il fatto
che la riforma stessa sarebbe stata stesa ed elaborata da soli quattro
saggi in una baita di Lorenzago, ridente località del Cadore. Un peccato di
eccesso di stima, visto che si sono ritenute le alte menti di Andrea Pastore
(Fi), Francesco D'Onofrio (Udc), Roberto Calderoli (Lega),
Domenico Nania (An) capaci di elaborare un testo complesso,
assemblando in soli tre giorni (dal 20 al 23 agosto 2003) tutte le proposte,
i progetti e le idee della Casa delle Libertà, testo che il 16 settembre
dello stesso anno approda in Consiglio dei Ministri e viene approvato, per
poi passare immediatamente alle Camere. Insomma, decine e decine di articoli
riscritti, un impianto costituzionale nuovo, uno Stato diverso, un diverso
rapporto di cittadinanza
il tutto sfornato dai quattro espertissimi e
accettato dal Parlamento in poche settimane. Un record assoluto di velocità.
O unaltra immane truffa bipartisan che parte da lontano? Comunicava
lagenzia Ansa il 23 agosto 2003: Lorenzago (BL): si conclude il lavoro dei 'saggi'. Il testo
elaborato prevede un Senato federale e una Camera dei deputati con
funzioni diverse, soluzioni ''anti-ribaltone'' per assicurare la
stabilita' del risultato elettorale, distingue in modo piu'
accentuato le funzioni di governo del Primo ministro e di garanzia
del Presidente della Repubblica. Mamma mia, quante novità. Quanti equilibri spostati, quanti poteri accresciuti e quanti annichiliti. Quanta parte della Costituzione cambiata, manomessa, rivoltata come un calzino e quanta originalità, e pericolosità, in un sistema siffatto. Peccato che il buon Calderoli e compagnia, oltre ad aver pasteggiato a polenta e formaggi, nella baita non abbiano fatto niente, nulla, zero, se non una parata per le Tv, così, tanto per far felice il popolo padano, mentre la riforma, le riforme, altro non erano che il succo di anni e anni di progetti e accordi a largo raggio. Infatti,
è perlomeno dal 1996 che attorno alla Carta fondamentale si affollano boriosi
e arroganti riformatori, autoproclamatisi Padri costituenti, piccole e
autoreferenziali folle di individui che non rappresentano nessuno se non sé
stessi, e che, senza averne mai avuto delega o incarico dagli italiani,
hanno giocato allingegnere genetico con i nostri diritti e la nostra
democrazia. LAssemblea del 1946 annichilita da una manica di superuomini
alla ricerca di un posto nella storia. Ma soprattutto di un posto inamovibile
al potere. Ecco la cronologia dellattacco alla Costituzione. La Cultura della Riforma: una
illusoria panacea per tutti i mali. Cominciò
Craxi, nei favolosi anni 80. La sua ricetta per salvare lItalia da
inflazione, disoccupazione, mafia, camorra, ndrangheta, inquinamento,
speculazione, terrorismo e terremoti era : presidenzialismo. Diceva Bettino:
vogliamo un Presidente della Repubblica forte, con grandi poteri, eletto
direttamente dai cittadini. Vogliamo un uomo libero da lacci e laccioli per
governare senza intoppi e senza la possibilità di essere sfiduciato. Parlava
ovviamente di sé stesso. E ne parlava confusamente, visto che mai fu
presentata ufficialmente una proposta di revisione costituzionale in
tal senso. Ma, sul testo fumoso e vago scritto con eleganza da Giuliano
Amato, allepoca vice di Craxi nel PSI, si scatenò ugualmente un infinito
dibattito culturale. Presidenzialismo sì, presidenzialismo no, allamericana,
alla francese, alla messicana
la Sinistra, dal rifiuto assoluto, passò
gradualmente al si forse ma però, convertendosi, nel tempo, al
semipresidenzialismo, ibrido gollista, da condire con altri stranierismi più
o meno accentuati. La provocazione craxiana aprì la breccia a due concetti
che ritorneranno ciclicamente: la intangibilità del potente di turno (divieto
di ribaltone) e la investitura popolare che crea e legittima il potente
stesso. Se
non panacee, perlomeno cure da cavallo: Continuò Segni, nei favolosi anni 90. La sua ricetta
per salvare lItalia da inflazione, disoccupazione, mafia, camorra,
ndrangheta, inquinamento, speculazione, terrorismo e terremoti era:
maggioritario. E maggioritario, plebiscitariamente, fu. Sparirono le preferenze,
e si dettero immani premi di maggioranza al vincitore (questo vuol dire
maggioritario). Ma la pulce della riforma dello Stato era entrata
nellorecchio dei politici nostrani. Mentre Gianfranco Miglio e la
neonata Lega Lombarda di Bossi scatenano il pandemonio
federalista, ritorna il diffuso bisogno di semipresidenzialismo. Di
uomo forte. Nel 1993 il Parlamento istituisce una Commissione Bicamerale per
le Riforme, presieduta dapprima da Ciriaco De Mita (DC) ed in seguito
da Nilde Iotti (PDS). La commissione Iotti affronta per la prima volta
in sede ufficiale il tema della forma di Governo, e apre quindi unaltra
breccia. Forza Italia ne approfitta, e, nel suo programma elettorale del 1994
ripropone il modello francese; il primo governo Berlusconi vara un
Comitato di studio per le riforme, i cui lavori si concludono con un progetto
che prevede, per la forma di governo, due alternative: il modello
semi-presidenziale e il modello del governo di legislatura con premier
elettivo. La sinistra si lascia trascinare in un simile dibattito, e fioccano
come neve le variegate e diverse posizioni, tutte presidenzialiste, ma alla
francese, alla polacca, alla tedesca, alla portoghese, alla finlandese. DAlema
opta per il presidenzialismo alla austriaca, come la sachertorte. Ma arriva
lo scossone: cade il governo Berlusconi I, (il cosiddetto ribaltone: una
tanto semplice quanto costituzionalissima sfiducia), e si va avanti con il
tecnico Dini, ex ministro del governo appena caduto, passato al
centrosinistra. Eppoi l'inciucio Nel 1996, avviene qualcosa che anticipa
tutto quello che oggi i Bravi Difensori della Costituzione annunciano di
voler combattere: uno spaventoso inciucio che ha, al suo primo punto, proprio
quello delle riforme in chiave semi autoritaria. La scansione dei tempi è
più efficace di qualsiasi doviziosa narrazione. 11
gennaio 1996: Dini
si reca al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Il Presidente Scalfaro si
riserva di decidere e invita il Governo a restare in carica per il disbrigo
degli affari correnti. 15
gennaio 1996: Il
Presidente della Repubblica inizia le consultazioni 24
gennaio 1996: Il
Giornale (il quotidiano di proprietà di Berlusconi) rende nota la cosiddetta
"Bozza Fisichella", ovvero una bozza di riforma
istituzionale predisposta dai parlamentari Bassanini (DS), Salvi
(DS) Urbani (F.I) e, appunto Fisichella (AN), che vuole
intervenire su: federalismo, presidenzialismo, poteri del parlamento,
giustizia. Dunque, un quartetto di neocostituenti si arroga il diritto di
cambiare la Costituzione, e in ogni sua parte, secondo uno schema del
tutto simile a quello della attuale riforma Berlusconi-Calderoli. (Ma chi
li aveva delegati, scelti, incaricati? Cera qualcuno che poteva non
sapere, nelle segreteria di partito?) 25
gennaio 1996: il
primo contratto con gli italiani: Berlusconi e DAlema duettano a Porta a
Porta, un luogo evidentemente preposto ai Grandi Annunci, in un
commovente scambio di attestati di amicizia, annunciando ai telespettatori
laccordo in atto tra i loro partiti. I comitati Prodi entrano in crisi,
Prodi stesso rilascia dichiarazioni sconcertate. DS e Forza Italia adesso
devono scegliere luomo giusto per fare le riforme. E luomo giusto
cè. 2
febbraio 1996:
Berlusconi annuncia ai suoi laccordo con Massimo DAlema: di lui mi fido.
In una circolare ai club di Forza Italia vieta luso della parola inciucio,
e suggerisce la formula governo dei migliori. Ripetiamo per chi non
avesse compreso bene: governo- dei- migliori. 9
febbraio 1996: DAlema
si reca a cena con Berlusconi a casa di Letta per mettere a
punto il programma comune di governo. E la prima di una lunga serie di
cenette intime tra il Cavaliere, il suo uomo di fiducia ed esponenti DS. (le
successive più famose: patto della crostata,1997- accordo societario con De
Benedetti, 2005)
10-14
febbraio 1996: I
giustizialisti di AN si mettono di traverso. Una parte di F.I. rifiuta
lalleanza con i DS. (Nessuno nei Ds rifiuta lalleanza con F.I., ndr).
Berlusconi pone il veto a Caianiello come guardasigilli: vuole al suo posto
Baldassarre. Scalfaro pone il vero a Baldassarre. Prodi cerca spazi e
alleanze. 14
febbraio 1996:
Maccanico rinuncia allincarico. Nellaprile
del 1996, lUlivo vince le elezioni. Prodi forma il governo. Ma il
segno che la bozza Salvi-Bassanini-Fisichella-Urbani-Maccanico ha
lasciato è molto profondo. Innanzi tutto, il programma dellUlivo prevedeva
il governo del primo ministro. Ma guarda tu: la stessa cosa che oggi
Berlusconi chiama premierato. In secondo luogo, Antonio Maccanico viene
nominato ministro delle Poste e Telecomunicazioni. Dopo il continuo reiterare
di Decreti Legge che prorogavano la legge Mammì (legge che aveva salvato
Fininvest e Berlusconi dalla palese illegalità delle loro posizioni),
dichiarata incostituzionale nel 1994, Maccanico scrive una altra legge
salva-Berlusconi che, tra le altre cose, proroga sine die le frequenze
a Rete4. Tale legge sarà dichiarata anchessa incostituzionale nel 2002. La Bicamerale Caduto
nel 1998 il governo Prodi, il nuovo Presidente del Consiglio, Massimo
DAlema, nomina Maccanico ministro delle Riforme Istituzionali, carica che
manterrà anche nel governo Amato. Rifondazione Comunista esce dalla
maggioranza, mentre entrano lUdeur di Cossiga Scognamiglio e Mastella ed
altri gruppi minori Massimo
DAlema viene eletto presidente della Commissione Bicamerale per le riforme
costituzionali istituita il 24 gennaio 1997, come da accordi presi ai
tempi della bozza Fisichella. Ne è vicepresidente Silvio Berlusconi. Si
sfornano leggi sulla giustizia come piovesse. Si cominciano a elaborare le
cosiddette bozze Boato, dal nome del Verde che ne imbastisce ben
sette. Si progetta di rivedere decine e decine di articoli della
Costituzione. Mentre la Lega Nord non si degna di presentare proposte (Bossi
preannunciava la secessione), la maggioranza di governo di centrosinistra si
divide fra semi-presidenzialisti, fautori del governo del primo ministro e
fautori del parlamentarismo razionalizzato alla tedesca; il maggior partito
di opposizione, Forza Italia, presentava sia un progetto semi-presidenziale
secondo il prototipo francese sia un modello fondato sullelezione diretta
del primo ministro. Ma guarda tu. Licio
Gelli, in aprile, afferma: «Il mio Piano di rinascita? Vedo che ventanni
dopo questa Bicamerale lo sta copiando pezzo per pezzo, con la bozza Boato.
Meglio tardi che mai. Mi dovrebbero almeno dare il copyright
». Una
parte (piccola) della sinistra parlamentare, i magistrati capitanati da
Borrelli e Caponnetto, giornali e riviste progressiste e una crescente massa
di elettori e cittadini di sinistra hanno nel frattempo cominciato a
criticare, avversare, a opporsi a questo intreccio inverecondo. Travolto
dalle proteste, il presidente DAlema compie un atto che ha dell
incredibile: il 13 aprile 1997 segreta i lavori della commissione. Le
riforme della Costituzione sono sottratte così al pubblico dibattito e al
controllo democratico. Una decisione senza precedenti a livello mondiale. Via
della Camilluccia. In via della Camilluccia, a Roma,
abita Gianni Letta, luomo che regge le chiavi del cor di Berlusconi.
In quella terrazza romana, si celebra una famosa cena, e si stringe un famoso
patto; il 18 giugno 1997, che la crostata ci fosse o no, (alcuni
protagonisti affermano serissimi che si trattava di una cassata siciliana), altri autoproclamati «padri costituenti» (DAlema,
Ds; Berlusconi, FI; Fini, AN; Marini,
PPI; Tatarella, AN; Nania, AN; Mattarella,
PPI, Salvi, DS, e lo stesso Letta, allepoca privato cittadino)
giocano agli apprendisti stregoni con la nostra democrazia, e in una
improvvisata costituente attorno al tavolo, tra una portata e laltra, si
stabiliscono i poteri del capo dello stato e i relativi poteri del Primo
Ministro. La Nuova Costituzione comincia a prendere forma: stop ai giudici,
federalismo, poteri forti al vertice, inamovibilità della maggioranza di
governo
tutto torna, tutto si compie. Tutto ritornerà nella riforma del Polo. Nel 1999 DAlema si dimette. Lultima
parte della legislatura è impegnata nella riforma del titolo V della
Costituzione. Viene introdotto di fatto il federalismo regionalista. La
riforma, approvata a poche settimane dal voto per il nuovo Parlamento, passa
con soli 4 voti di maggioranza, creando un pesantissimo precedente.
Che verrà ampiamente sfruttato dal Polo nella attuale legislatura. Pensieri
e parole. Cominciamo a riassumere: dagli anni 80, chiunque fosse al potere, ha pensato che la ricetta per salvare lItalia da inflazione, disoccupazione, mafia, camorra, ndrangheta, inquinamento, speculazione, terrorismo e terremoti fosse: riformiamo la Costituzione. Ovviamente in senso autoritario, introducendo dapprima la figura del Presidente eletto, poi quella del Primo Ministro (il Premier, anzi, che un po di esterofilia in più non guasta), dai poteri sempre più forti, contestualmente a due misure parlamentari: la creazione di una camera espressione del federalismo (devolution) e il divieto di ribaltone, ovvero una antidemocratica norma che congela un qualsivoglia governo e impedisce al Parlamento, espressione della sovranità popolare, di sfiduciarlo pena il suo immediato scioglimento. La riforma approvata nei mesi scorsi, in poche parole, è questa, ma essa è appunto il frutto di un lungo processo, di una filosofia falso-modernista di riforma, una vera e propria cultura della riforma che deve, necessariamente, sostituire e cancellare un altro concetto: quello della applicazione, chè sarebbe bastato applicarla del tutto, la nostra Costituzione, per avere un Paese migliore. In ogni caso, il processo culturale che ha portato ai risultati attuali, ha avuto il suo completamento nel periodo . Ed è stato un processo al quale hanno partecipato tutti, compresi coloro che oggi si ergono a Difensori della Patria con la stessa prosopopea con la quale si ergevano a Padri Costituenti qualche annetto fa. Pubblichiamo qua sotto un
significativo specchietto comparativo tra il programma elettorale
dellUlivo del 2001 (il programma del candidato premier Rutelli), la bozza
di Giuliano Amato del 2003 (ovvero quel documento firmato dai segretari del
centrosinistra con la supervisione di Prodi) e la riforma Berlusconi
del 2005. Preghiamo i nostri lettori di porre estrema attenzione al
linguaggio e ai termini usati, spesso simili, troppo spesso identici,
che indicano evidentemente progetti, piani, pensieri simili, troppo
spesso identici. Preghiamo i nostri elettori di riflettere sulla
sincerità e la coerenza di coloro che hanno votato in passato, su
quella di chi voteranno in futuro, e su cosa pensano che tali persone
intendano fare di noi, della Costituzione, e della nostra democrazia, costata
centinaia di migliaia di morti e sacrifici, e frutto della intelligenza di
persone nobili e illustri come Parri, Calamandredi, Mortati, Ruini, e di
tutti gli altri costituzionalisti. Quelli veri. Un solo richiamo al titolo di
questo (lungo) pezzo: ma seriamente avete potuto credere che Calderoli e
DOnofrio fossero in grado di riscrivere la struttura di un Paese in soli tre
giorni? Linganno è svelato: in realtà, i saggi di Lorenzago hanno fatto una
commedia, che ha esplicitato una volontà comune e ipocrita di gran parte del
mondo politico italiano. Una commedia rivolta al solito pubblico pagante.
Noi.
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e altro scrivi a 5/1/2006 |
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Pubblicazione a cura di democrazialegalita.it periodico on line |
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