Per fare il sindaco ci vuole un albero

di Marco Ottanelli

 Il sindaco diessino di Firenze, Leonardo Domenici, fu condannato in primo grado nel 2003 per danno al patrimonio cittadino, avendo fatto tagliare cinque alberi secolari con un provvedimento di necessità ed urgenza, contro tutte le opinioni obbligatorie e vincolanti delle soprintendenze. La sentenza arrivò, un anno e spiccioli di condanna, e Domenici reagì accusando la magistratura, tanto per cambiare, di essere sottoposta a pressioni politiche, dato che colui che lo aveva denunciato era il soprintendente Valentino, quello stesso il cui parere obbligatorio e vincolante era stato ignorato bellamente, e che si candidò poco dopo per Forza Italia contro Domenici stesso. Ora, però, Valentino è passato nella sua (di Domenici) maggioranza, e quindi sono grandi amici.

 

Ebbene, nel processo d’appello, il sindaco è stato però assolto, perché il fatto (pur accertato) non costituisce reato, in quanto, spiega il giudice, per ravvisare il danno al patrimonio naturale e storico della città, il taglio di soli cinque alberi non è sufficiente. Ma nella motivazione della sentenza, il giudice è di una durezza singolare ed esplicita. L’intervento sugli alberi fu deciso con una ordinanza motivata da “necessità ed urgenza”,  motivo che un sindaco può usare (ex legis) solo nel caso di pericolo per la salute pubblica.

 

Ma, scrive il giudice Lamberti, tale ordinanza fu provocata (attenti alle parole!) “esclusivamente da esigenze commerciali. La salute pubblica è un orpello, un pretesto scheletrico per giustificarne l’adozione. Solo successivamente, quando si tratta di difendersi nel giudizio penale, abili difensori [di Domenici] rivestono della carne della retorica lo scheletrino burocratico, con l’aiuto di dotti consiglieri. Gli uni e gli altri disegnano scenari poco credibili: asfissie collettive da paralisi del traffico, se gli alberi non fossero stati tagliati”.

 

Insomma, una serie durissima di bastonate giuridiche che mettono in evidenza uno sprezzo totale per le leggi, i regolamenti, il consiglio comunale, e, non ultimo, per la cittadinanza. Tutto fatto per favorire la kermesse di Pitti Moda (esigenze puramente commerciali). Ecco, l’etica, i principi, dovrebbero essere la principale delle priorità di una amministrazione. A volte pare siano, come dice la motivazione della sentenza di Firenze, solo inutili orpelli.

 

La culla del Rinascimento sta per affrontare un ulteriore prova: nella zona nord-ovest, quella conosciuta come “Castello”, dal nome di una delle due ville medicee che la caratterizza, è prevista una immane urbanizzazione affidata a Salvatore Ligresti. Il costruttore siculo-milanese, inquisito, condannato, che nel 1992 si è fatto anche la sua brava galera, ha “patteggiato” (fuori da ogni precedente piano urbanistico) la costruzione di un enorme quartiere, nel quale hanno immediatamente voluto le loro nuove sedi o uffici il Comune, la Provincia e la Regione. Dopo le durissime polemiche dell’anno passato (polemiche tra cittadini e amministrazione comunale), il  29 maggio, si è svolto a Firenze un incontro di Ligresti con il presidente della Regione Claudio Martini.

Il patron della Fondiaria Sai, (lui, causa fedina penale sporca, non la può gestire direttamente: ci pensa sua figlia), proprietaria dell’area, è calato da Milano per contrattare il prezzo di vendita delle aree su cui si svilupperà l’edificazione pubblica di Castello. Come sappiamo, Ligresti pretende che per quei terreni sia versato il prezzo pieno, cioè quello attuale di mercato, da parte proprio di coloro (Regione e Provincia, con l’avallo del Comune) che, con la loro decisione di trasferirvi i propri uffici, hanno determinato il considerevole incremento di valore di aree di per sé poco appetibili. Scrive il Comitato di Castello:

“le Amministrazioni locali, non disponendo di finanziamenti per poter completare l’insana operazione di trasferimento a Castello, stanno vagliando sia le occasioni immobiliari da offrire a Ligresti a compensazione della transazione di quelle aree, sia le procedure amministrative, edilizie e urbanistiche affinché tutto possa risultare formalmente corretto. Sembra quasi di intravedere una sorta di gioco del Monopoli in cui i giocatori si affrontano a colpi di alberghi, centri residenziali, porzioni di città, tragicamente sulla pelle dei cittadini, le cui condizioni di vita peggioreranno sensibilmente in seguito agli affari stipulati tra i protagonisti della partita.

Già si sente dire che l’attuale sede della Regione (“i palazzoni di Novoli”) potrà essere ceduta a Ligresti per crearvi alberghi e centri commerciali; naturalmente il Comune, garante della convenzione stipulata a gennaio, si deve prestare all’operazione assicurando, con opportune varianti al PRG, il cambiamento di destinazione d’uso degli immobili.Si tratta di pratiche davvero discutibili che nulla hanno a che fare con il buon governo della città e dell’urbanistica, essendo simili a tutt’altro genere di operazioni.”

 

Ancora una volta, quindi, tutto l’apparato amministrativo toscano e fiorentino si mobilita per esigenze puramente commerciali che contrastano con il volere (e le disponibilità economiche) della maggioranza dei cittadini. Tutto questo mentre l’Alta Velocità si appresta ad attraversare (in parte in superficie, in parte in sotterranea) tutto il territorio comunale, con tanto di nuove stazioni e improbabili tunnel, e mentre il partito dei Democratici di Sinistra lancia il folle progetto di interrare i viali attorno allo stadio (dopo il fallimentare e devastante precedente dell’interramento del viale davanti alla Fortezza Medicea), e mentre il Partito della Margherita si è fatto promotore del cosiddetto “tubone” , una devastante galleria che dovrebbe perforare le colline storiche (e tutelate dall’Unesco!) di Settignano, di Vincigliata , di Fiesole e di Monte Morello, per unire l’autostrada a (guarda guarda che coincidenza!) l’area di Castello.

 

Miliardi di metri cubi di movimento terra, centinaia di migliaia di passaggi per camion e tir, escavazioni, prosciugamenti di falde acquifere o il loro inquinamento già predestinato… e tutto questo mentre a Firenze non si pianta più un albero dal 1997, anno del vertice europeo. La città del fiore, cari italiani,  sta appassendo.