|
Una condanna
di Marco Ottanelli
Che Dell’Utri
sia stato condannato (per la terza volta in pochi anni), ormai lo sanno
tutti: una volta tanto la stampa nazionale ha dato lo spazio e concesso gli
approfondimenti dovuti alla notizia (in particolare, notevolissima l’Unità,
con un numero domenicale da antologia, per completezza e analisi). Ma, come
sempre cerca di fare il nostro sito, vogliamo offrire qualche dato in più,
per conoscere e, conseguentemente, riflettere insieme.
Innanzi tutto,
i dati del processo: Sei anni di dibattimento, 256 udienze, 270 testi (di
cui 40 collaboratori di giustizia), migliaia di atti, centinaia di
intercettazioni ambientali e telefoniche .
Fulminante, per i suoi significati, il rifiuto di uno dei testi di parlare,
adducendo la facoltà di non testimoniare: Silvio Berlusconi. Un rifiuto che
ha spiazzato lo stesso collegio difensivo di Dell’Utri (nel quale spiccava
la barbetta di Trantino, presidente della commissione Telekom Serbia), e che
ha impedito di scandagliare bene il rapporto tra i due fondatori di Forza
Italia e il mafioso riconosciuto (e condannato all’ergastolo) Vittorio
Mangano.
Tra le telefonate intercettate, ne
spiccano alcune, che meritano di essere citate: in esse il senatore avrebbe
progettato un piano per screditare i pentiti che avevano fatto dichiarazioni
a suo carico. Marcello Dell'Utri, infatti, tra il '96 e il '98 ha avuto
decine di contatti telefonici con i due ex pentiti mafiosi, Cosimo Cirfeta e
Giuseppe Chiofalo.
I due ex pentiti, insieme con Dell'Utri
(ma la posizione di Chiofalo e' stata stralciata) sono sotto processo a
Palermo per calunnia nei confronti di altri tre pentiti (Francesco Di Carlo,
Francesco Onorato e Giuseppe Guglielmino). Secondo la Procura di Palermo, il
senatore avrebbe tentato di pilotare i due pentiti con false accuse nei
confronti degli altri collaboratori di giustizia. ''Risultano contatti
telefonici tra Dell'Utri e Cirfeta - ha detto Gioacchino Genchi - anche il
giorno dell'arresto di Cirfeta, avvenuto il 12 settembre del '97''. Per
effettuare le chiamate, l’ esponente di Forza Italia usava telefoni mobili,
o intestati a vecchietti ultranovantenni, o a parenti dello stesso Cifreta.
sono emerse anche alcune telefonate fatte da Marcello Dell'Utri nell'ottobre
del '97 all'indirizzo dell'ex procuratore capo di Termini Imerese (Pa),
Giuseppe Prinzivalli, condannato sia in primo sia in secondo grado per
concorso esterno in associazione mafiosa. Marcello, non nega, anzi, è
costretto ad ammettere le circostanze: “''Quelle telefonate le ho fatte, ma
sono tutte cose che ho gia' detto alla Procura di Palermo nel corso dei miei
interrogatori''. Ma omette un particolare, che viene però scoperto ed
evidenziato dai periti informatici: per ordire i suoi piani, Dell’Utri
utilizzò una delle utenze telefoniche dello studio legale di Cesare Previti.
E come se non bastasse, sempre tra il ’97 e il ’98, si è servito, per
chiamare Chiofalo e Cirfeta, di cellulari e apparecchi della Fininvest. Un
modo per risparmiare sulla bolletta, scaricandola sugli amici, o qualcosa di
più? A queste domande forse risponderà la motivazione della sentenza.
Un panorama, comunque, sconcertante,
che fu riassunto così dal relatore Giovanni Meloni alla commissione per le
autorizzazioni a procedere: <
In particolare, quelle che
precedono l'incontro mirano a fissarlo e organizzarlo, mentre quelle che lo
seguono, a pochi minuti dal termine di esso, esprimono la preoccupazione del
Chiofalo, il quale era consapevole di essere sorvegliato, che l'incontro
medesimo si fosse svolto senza che il servizio di protezione fosse stato
avvertito e senza la presenza di un avvocato. Altre intercettazioni
(complessivamente due) riguardano conversazioni intercorse tra l'onorevole
Dell'Utri e Yvette Denise Andrée Grut.
Tali conversazioni, secondo l'accusa
hanno rilevanza probatoria in ordine al tentativo che sarebbe stato compiuto
dall'onorevole Dell'Utri di inquinare le prove. Altre intercettazioni ancora
(complessivamente due) riguardano conversazioni tra l'onorevole Dell'Utri e
Bruno Giosuè Naso, avvocato in Roma, coimputato con Dell'Utri del delitto di
calunnia pluriaggravata; esse dimostrerebbero come l'onorevole Dell'Utri sia
autore, in realtà, del piano calunnioso posto in essere da Chiofalo e
Cirfeta.>> La giunta, per una volta, accolse la richiesta di autorizzazione
a procedere nei confonti dell’allora deputati (il 6 aprile 1999). E il
tribunale di Palermo, il 10 dicembre 2004, ha confermato i peggiori
sospetti.
11 dicembre 2004
|