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Scrisse, nel 1995, il compianto Paolo Barile, professore ed insigne costituzionalista, allievo e collaboratore di Pietro Calamandrei: “è la frattura rivoluzionaria che distrugge e separa il vecchio dal nuovo...[quando ciò accade] qualunque atto o fatto normativo può far nascere una assemblea costituente. Nel 1944 bastò un decreto luogotenenziale: ma la situazione era rivoluzionaria. Oggi non basterebbe, a mio fermo parere, neppure una legge costituzionale”
Il parere di Barile quindi era fermo: non si crea, non si modifica una Costituzione, un apparato costituzionalmente equilibrato, se non ci si trova in una situazione rivoluzionaria, nella quale lo Stato così come lo si è conosciuto, nelle sue forme e nei suoi valori fondanti, non sia stato distrutto.
In altre parole, la Costituzione non si tocca.
Ma in Italia, da molti anni a questa parte, ogni tanto salta su un nuovo Deus da qualche machina che è stata approntata a bella posta. Personaggi che non hanno né l'incarico né la levatura culturale, morale, rappresentativa per ergersi a Padri Costituenti, improvvisamente gonfiano il petto, salgono su una seggiolina, aprono la bocca con espressione solenne e vomitano la loro ricetta salvifica e universale.
Nel tramonto del 2007, dopo aver dovuto digerire tutte le sciocchezze ed i pasticci di tanti altri, un certo Veltroni ci propinò i suoi progetti di riforma, così, solo perchè era stato nominato segretario di un partito che – in parte, ancora- non c'è.
All'alba del 2008, ci tocca sopportare persino le fantasie di Franceschini, che come titolo per Padre Costituente ha quello di vice di Veltroni.
Dal punto di vista del valore costituente, un nulla vice di un nulla.
Come se non bastasse, l'idea di questo nulla di nulla è una idea sovversiva, come tutte le altre buttate lì sul tavolo verde della roulette delle riforme da questo centrosinistra smanioso,orgasmicamente, freneticamente attivo quando si tratta di ingegneria istituzionale; sovversiva perchè contro il volere del Popolo detentore della sovranità (articolo 1), che si è espresso con chiarezza nel referendum costituzionale del 2005, quel referendum con il quale noi, il Popolo Sovrano, abbiamo detto NO alle proposte presidenzialiste e verticistiche del progetto Berlusconi-Bossi-Fini. Abbiamo respinto a grande maggioranza tali ipotesi. Abbiamo detto NO ai folli e sovversivi progetti di riforma; abbiamo espresso la nostra volontà, volontà inappellabile, per dire in poche parole, la Costituzione non si tocca.
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