Testo integrale lettera di Silvio Berlusconi a Giuliano Ferrara
Caro direttore,
scrivo a lei perché il suo giornale è stato l'unico a
ricordare i due giorni terribili della democrazia italiana, il 29 e il 30
aprile del 1993. Il 29 aprile di dieci anni fa un uomo di Stato inviso agli
ex comunisti del Pds e al loro 'partito giudiziario', Bettino Craxi, fu
sottoposto al voto segreto della Camera dei deputati. Bisognava decidere se
la richiesta di indagare su di lui e di processarlo, da parte del notorio
pool milanese, fosse o no viziata dal sospetto di persecuzione politica.
Nella libertà della loro coscienza, dunque a voto segreto, i deputati
dissero che quel sospetto c'era e che Craxi andava sottratto a un'azione
giudiziaria non onesta né imparziale.
Con procedura straordinaria ed emergenziale, per responsabilità politiche e
istituzionali che sono ancor oggi sotto gli occhi di tutti coloro che non
dimenticano le offese alle istituzioni democratiche, il voto segreto, da
sempre l'ultimo scudo della libertà parlamentare nei voti su casi personali
e di coscienza, fu abolito in pochi giorni. E fu incardinata con brutalità
decisionale la riforma costituzionale che portò di lì a qualche mese
all'abolizione dell'immunità parlamentare varata con la Costituzione
repubblicana dai padri fondatori dell'Italia moderna. Il 30 aprile,
esattamente dieci anni prima del giorno in cui le scrivo, fu aizzata dalla
sinistra forcaiola, sotto la residenza privata di Craxi a Roma, una piazza
urlante che, a colpi di insulti e monetine, rinverdì con altri mezzi il
cupo ricordo di altri linciaggi.
Eugenio Scalfari, sul giornale
dell'ingegner Carlo De Benedetti, scrisse il 30 aprile un articolo ispirato
alla più devastante demagogia reazionaria, associandosi alla marmaglia e
alle sue grida e lanciando la sua monetina: i parlamentari avrebbero dovuto
secondo lui vergognarsi di quel voto libero e segreto, e un'opinione
pubblica montata sugli scudi del gruppo editoriale debenedettiano e dei
suoi amici avrebbe dovuto rovesciare quel voto per aprire a colpi d'ariete
la porta alla reazione giustizialista, per distruggere la sovranità del
Parlamento e instaurare la Repubblica delle procure.
Nei mesi successivi questo e non altro accadde in Italia, e solo la
reazione democratica messa in campo dalla nascita di Forza Italia impedì
provvisoriamente il trionfo della barbarie giustizialista, restituendo
nell'anno del nostro primo governo di resistenza liberale la parola al
popolo.
Le stesse forze procedettero poi al ribaltone, cacciando dal governo gli
eletti del popolo, impedendo con alte complicità istituzionali che si
tenessero nuove, libere elezioni, e instaurando per sei anni governi di
minoranza, salvati da mille espedienti e inganni, contro i quali
esercitammo come fu possibile la più ferma e leale delle opposizioni. E' da
notare che il grilletto giudiziario del ribaltone fu un'inchiesta per
tangenti dalla quale chi le scrive fu assolto per non aver commesso il
fatto anni dopo. Ma fu uno scippo di sovranità senza riparazione, tanto è
vero che alla prima occasione una maggioranza vera di italiani onesti ci
ridiede, nel maggio del 2001, quel che con questi metodi ci era e gli era
stato rubato: una vera democrazia dell'alternanza.
Dieci anni dopo ci riprovano. La sentenza Previti, ancora sub judice per la
mancata attesa della pronuncia della Corte di cassazione sulla ricusazione
del collegio giudicante, è caduta esattamente nel decimo anniversario della
giornata più nera della democrazia italiana. Il suo obiettivo non è fare
giustizia, come dimostra tutto l'andamento del dibattimento e la violenza
con cui è stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma
quella di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare e
rinnovare l'Italia secondo principi di democrazia liberale corrosi in
quegli anni di faziosità che tanti danni hanno fatto a questo nostro paese.
Il nostro dovere è dunque quello di reagire, e di reagire per tempo.
Confermo, caro direttore. In una democrazia liberale i magistrati
politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo
che preferiscono. Questo diritto spetta agli elettori. E gli eletti devono
essere in grado, secondo la lezione costituzionalistica del '48, di
discernere tra le inchieste giudiziarie valide, che riguardano un deputato
o un senatore alla stregua di qualsiasi altro cittadino, e quelle frutto di
prevenzione, parzialità ideologico-politica e sospette di spirito
persecutorio. Questo è il nostro caso, e se il caso è questo suonano
ipocriti gli appelli ad abbassare i toni. Bisogna alzare il tono della
nostra democrazia, bloccare il nuovo ordito a maglie larghe del
giustizialismo e impedire che si consumi per la terza volta un furto di
sovranità. Ripristinando subito le immunità violate, battendosi per la
libertà e la decenza. Cordialmente.
Silvio Berlusconi
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