L’immacolata prescrizione

Di Daniela Gaudenzi

 

Berlusconi esulta, “meglio tardi che mai” e festeggia in un ristorante romano con i senatori azzurri . Marcello Dell’Utri è della compagnia e alla domanda inevitabile alla vigilia della sentenza per il processo per  concorso esterno in associazione mafiosa “Ha fiducia nella giustizia?” reagisce un po’spazientito “ma perché me lo chiede adesso? Oggi sì, domani no, dopodomani non so…”

Esultanza, tripudio, vittoria, fine della giustizia politica, sono le dichiarazioni che si rincorrono sulle bocche di tutti gli esponenti della CDL con l’unica stecca dell’ incontenibile Calderoli che parla di sentenza “politica” perché lascia “una macchia”. E che macchia! Anche per Anna Finocchiaro responsabile della giustizia dei Ds ed  ex magistrato, da Milano è arrivata “una bella notizia”.

Pera che a caldo si era preso “una pausa di riflessione” per esaminare il dispositivo a sera con maggiore cognizione di causa si felicita; Casini riesce ad esprimere l’inesprimibile (anche per la lingua italiana) “è una coerenza che è valsa per tutti quelli che hanno guidato governi e vale anche per Berlusconi”. E cioè beneficiare della prescrizione, a parte il povero Craxi.

 Andreotti che gli è accanto è contento, sia per l’assoluzione-prescrizione di Berlusconi sia evidentemente per il concetto alto e lusinghiero per le istituzioni espresso dalla terza carica dello Stato.

A gettare un po’ di sconcerto, ma si sa che è un po’ eccentrico, è il presidente Cossiga nettissimo e per una volta tutt’altro che criptico “Berlusconi che non è un comune cittadino dovrebbe dimettersi rinunciando al beneficio della prescrizione”. Identica analisi di Oliviero Diliberto

Un po’in controtendenza con la sua parte politica molto incline ad esaltare l’esito felice del processo Luciano Violante si limita a considerare puntualmente che “ la prescrizione conferma la fondatezza dell’accusa” e  Boselli garantista che non ha bisogno di accreditarsi ha chiosato  “la sentenza si commenta parla da sé; Berlusconi rifletta”.

Per Giuliano Pisapia c’è la conferma della colpevolezza; per Antonio Di Pietro “la sentenza conferma che il processo doveva iniziare”.

   

Se la CDL ha suonato la grancassa e i titoli dei giornali di famiglia oscillano tra l’apertura de il Foglio “Meglio tardi che mai” ed il titolo cubitale de il Giornale “Mani pulite” su una foto dell’imputato sorridente, quando si scende sul piano più strettamente giuridico con gli avvocati difensori, la gioia si fa più contenuta, i toni si sfumano, si parla di “soluzione di mediazione” e di “limbo” e viene annunciato il ricorso in appello per ottenere la soluzione piena nel merito su tutti i capi di imputazione.

 Berlusconi è stato assolto con la formula dell’articolo 530 co 1°, assoluzione tout court,  per i versamenti in contanti raccontati da Stefania Ariosto di cui uno in casa Previti e l’altro presso la Canottieri Lazio, quelli che nel dispositivo vengono definiti sinteticamente “altri fatti di corruzione”; per quanto riguarda l’imputazione chiave del capo A (corruzione in atti giudiziari derubricata come richiesto già dall’accusa in corruzione semplice) il trasferimento dai fondi Finivest al conto Rowena  di Renato Squillante mediante Cesare Previti del bonifico di 434.000 dollari, il tribunale con l’applicazione delle attenuanti generiche ha dichiarato il reato estinto per prescrizione; per altri due bonifici del 26-29 luglio 1988, ricompresi sempre all’interno del medesimo capo principale, ha dichiarato l’assoluzione  ex art. 530 co 2° (il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, l’imputato l’ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile).

Per quanto riguarda il capo B, l’affare Sme, quello che ha assorbito mediaticamente l’intero processo, il “meno rilevante” e per il quale l’imputato pretendeva già una medaglia prima dell’assoluzione, rivendicata anche dal devoto Ignazio La Russa, Silvio Berlusconi è stato assolto sempre ex art. 530 co 2° perché “il fatto non sussiste”.

Nel vedere la sala dove è stata pronunciata la sentenza gremita fino all’inverosimile anche da tantissimi giornalisti stranieri viene spontaneo pensare all’imbarazzo e alla difficoltà di poter tradurre un sentenza talmente “articolata” con assoluzioni di qualità profondamente diversa e con l’imputazione chiave estinta per prescrizione, istituto che non previsto negli altri ordinamenti per reati oggetto di processo.

Le anomalie non si fermano qui: questo è il risultato di un processo stralciato, nato originariamente quattro anni fa, bloccato sine die da una legge dichiarata incostituzionale, su cui sono pronunciate la Corte di Cassazione che lo ha restituito a Milano, ritenuta dalla difesa sede “nemica”, e la Corte Costituzionale.

Questa è una sentenza, pronunciata da un collegio presieduto da un magistrato che per usare una formula impeccabile, un po’ strumentalizzata, non si è platealmente attenuto al principio aureo per cui “un magistrato non solo deve essere ma deve apparire imparziale”.

Una sentenza, che non sarebbe mai dovuta venire alla luce, osteggiata con qualsiasi mezzo e strumento, di cui sarà molto interessante e forse anche avvincente leggere le motivazioni. Una sentenza che lascia bella grossa la macchia dei 434.404 dollari accreditati da Previti, sul conto Rowena del giudice Squillante, entrambi condannati nel troncone principale e che contemporaneamente assolve Silvio Berlusconi, non per questo singolo episodio, ma per gli altri episodi corruttivi contenuti nello stesso capo di imputazione. In un processo con due capi di imputazione e più imputati gli esecutori sono stati condannati, il mandante in parte prescritto in parte assolto; ci sono bonifici bancari per i quali i correi sono stati condannati.

C’è peraltro, come ha fatto notare Antonio Di Pietro nel faccia a faccia con Gaetano Pecorella a Primo Piano la concessione delle attenuanti generiche che presuppongono una valutazione nel merito, la materialità dei fatti benché intervenga la prescrizione che incide solo sul rito e che non vuol dire in alcun modo assoluzione.

La sfida dell’ex pm al difensore del premier è semplice: andiamo in appello, riuniamo i processi e rinunciate alla prescrizione.

Pecorella risponde “se ci ammettono i testimoni” quelli che il tribunale avrebbe “immotivatamente” escluso (speriamo che non siano quel migliaio di magistrati dell’intero tribunale di Roma indicati a suo tempo), “il difensore non ha nulla in contrario”.

Rimane un piccolo problema che si tratta “di un scelta personale” di Silvio Berlusconi che al momento ha solo una piccola questione da risolvere: la situazione processuale di Cesare Previti.

Quando Giuliano Giubilei si azzarda a chiedere a Gaetano Pecorella “che cosa pensa Previti”, la risposta scontata e irritata è fulminea “chiedetelo a Previti”. A proposito sembra che non sia nemmeno andato a festeggiare.

 

11 dicembre 2004

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