Bazzecole… di Elio Veltri

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Periodico on line registrato presso tribunale di Firenze n°5375

 

18 gennaio 2007:   La legge di Tesauro,  la legge di Frati, il Conflitto di interesse e l’Italia Loro

 

Negli anni 60 l’Espresso si occupava della legge di Tesauro, potentissimo professore all’Università di Napoli che aveva sistemato nelle cattedre più importanti di quella università tutti i familiari, gli amici e i compari, alcuni, per la verità, anche capaci. Allora la legge di Tesauro fece scandalo, la sinistra protestava, si stracciava le vesti e chiedeva interventi della magistratura e riforme.

L’Espresso in edicola, con un articolo di Primo Di Nicola e Marco Lillo parla della legge di Frati, potentissimo preside della facoltà di medicina dell’Università di Roma, che ha sistemato tutta la famiglia nelle cattedre dell’Università e, a detta dello stesso, oltre 200 professori amici. Frati è Preside della facoltà da 14 anni, fa anche affari e vuole diventare Rettore. I conflitti di interesse che lo riguardano sono decine e il “familismo amorale” imperversa. Ma in tempi di centro sinistra i cui esponenti più qualificati spaccano il capello in quattro sul Riformismo, diventato come la pelle dei coglioni che la puoi tirare da tutte le parti: di Fini e di D’Alema, Di Berlusconi e di Rutelli con la variante Nicola Rossi, nessuno si straccia le vesti e tanto meno chiede interventi repressivi e propone la bonifica delle fogne.

Anzi, si, una proposta sul conflitto di interesse c’è. Il primo firmatario è Dario Franceschini, enfant prodige, in ascesa, ma non si occupa di queste cose. Vorrebbe occuparsi solo dei membri del governo, ignorando tutti gli altri conflitti di interesse che violano l’articolo 3 della Costituzione e l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e alla pubblica amministrazione, azzerano la concorrenza in economia, facilitano l’esplosione delle rendite parassitarie. Insomma distruggono la democrazia e facilitano la scalata delle oligarchie. La legge Franceschini però, sia pure inutile nella sostanza, ma forse  di qualche utilità è, perchè se non altro, se discussa, aprirebbe un dibattito in Parlamento e qualche televisione dovrebbe parlarne e ci consentirebbe di chiarire l’inganno, è scomparsa dal calendario della Commissione Affari costituzionali della Camera. Anzi è scomparsa anche la Commissione perché è l’unica che questa settimana non si riunisce.

Non male per il Programma del governo Prodi che faceva del Conflitto di interesse una priorità assoluta.

In politica e nelle istituzioni è come in natura: se c’è un vuoto qualcuno lo riempie. Il vuoto costituzionale e legislativo sui conflitti di interesse lo riempiono le leggi Berlusconi, Frati, e compagnia cantando. Le leggi di coloro che considerano la Res-Pubblica cosa loro e il paese l’Italia Loro. Ma questi sono dettagli. Anzi Bazzecole.

 


 

 

04gennaio2007.DI PIETRO: Zavorra Morale Lo dichiara Mastella al Corriere della Sera in una intervista nella quale aggiunge che di Pietro durante Mani Pulite voleva incastrarlo, ma non c’è riuscito perché lui, Mastella, è una persona per bene.

Come si vede, una guerra tra giganti del pensiero, che non si fanno mancare niente. Se non fossimo al teatro di guitti da strapaese verrebbe voglia di indignarsi per come siamo rappresentati. Ma stando al clima di commedia dell’arte di infimo ordine meglio divertirsi un po’. Immaginiamo di partecipare ad una riunione del Consiglio dei ministri :

Mastella: “ Antonio, ho letto che sei andato in Procura per scovare la talpa dell’emendamento sulla prescrizione dei reati amministrativi. Spero che non sia vero. Perché se è vero dovresti solo vergognarti. Che cazzo c’entra la magistratura con la politica lo capisci solo tu che vorresti mettere le manette a tutti meno che a te stesso.

Di Pietro:” Clemente è inutile che ti agiti. Tanto lo so che sono stati i tuoi amici a presentare quella proposta di merda che ti fa tanto comodo perché hai un sacco di amministratori nel tuo partito che aspettano la prescrizione”.

Mastella:” Guarda che non ho più voglia di parlare con te. Se non ci fosse di mezzo l’interesse del paese, e di Ceppaloni, in questa stanza non ci metterei più piede

Di Pietro” Tu non solo non dovresti stare in questa stanza. Ma nemmeno in quella del ministero della giustizia dal momento che non ci capisci una minghia. Staresti bene a Rebibbia tra tuoi amici detenuti”.

A questo punto interviene Prodi:” Ma Signori! Mi pare che state esagerando un po’. Ricordatevi che stiamo in consiglio dei ministri”.

Mastella e Di Pietro all’unisono:” Romano, ma cos’hai capito, non lo vedi che stiamo scherzando? E’ un modo tutto nostro di farlo. A Ceppaloni e a Montenero si scherza così. Ma poi siamo più amici di prima. Guardati le spalle da Rutelli e Fassino che noi siamo le tue guardie del corpo”.

Hanno ragione di scherzare. Sono in Consiglio dei ministri, noh! Se non si divertono un po’ a palazzo Chigi dove possono farlo? Bazzecole e solo Bazzecole!


21.dicembre 2006 Omicidio Fortugno- ASL di Locri- Silenzi e Omissioni Il tribunale di Reggio Calabria ha deciso che dobbiamo rimanere indagati e,  forse, essere rinviati a giudizio, per avere pubblicato la relazione sull’ASL di Locri. Inoltre nell’ordinanza è scritto che i computer rimangono sequestrati. Però, pare, che con una decisione precedente, il pubblico ministero ne avesse deciso il dissequestro. Se fosse così la mano destra non sa cosa fa la sinistra e il PM non ha avvertito il GIP e il tribunale della sua decisione.  D’altronde il procuratore della Repubblica di Locri Carbone fino a ieri giurava che Fortugno non avesse mai fatto denunce ed è stato smentito perchè le denunce parrrebbero esserci.Anche se qualche passo avanti si è fatto, alcune domande sull’omicidio Fortugno sono necessarie. Infatti, pur vivendo lontano dalla Calabria, per dare un contributo all’accertamento della verità, qualche prezzo , noi, lo stiamo pagando.La signora Laganà, vedova Fortugno, chiede giustamente, che siano scoperti e arrestati i mandanti dell’omicidio e siano chiariti i legami tra la ndrangheta  la politica.Però alcune cose non si capiscono e l’onorevole Laganà potrebbe aiutarci a capire e a fare chiarezza.Per esempio, non si capisce perché intervistata da Lucia Annunziata il 30 Ottobre 2005 abbia detto:” personalmente non ho mai avvertito ……con la mia professione non ho mai avuto dei problemi …..il mio ruolo è quello della gestione del personale e rilascio degli atti sanitari quindi ho rapporti con il pubblico ma in maniera limitata”. E a Proposito di eventuali minacce ricevute dal marito:”No no questo no assolutamente”. La giornalista incalza:"suo marito : 35 anni di pronto soccorso ……..a Locri il pronto soccorso è tutto ……è l’ingresso...  Avrà avuto gente sparata o ferita di cui non doveva dire il nome …"No no questo no assolutamente “.Annunziata non sembra convinta della risposta e chiede  "Visto che l’ospedale è l’equivalente nella zona della Fiat, che ha portato benessere occupazionale è entrato nel mirino dell’interesse dalla ‘ndrangheta?…"NO!!!”, risponde la signora Laganà. La giornalista insiste"Esclude categoricamente che il delitto possa essere maturato nell’ambiente della sanità?”. "Non riesco a darmi una risposta sul perché mio marito è stato ucciso,   sono a farmi domande ….L’unica cosa che riesco a pensare è un avvertimento, alle istituzioni, ed  è stato colpito mio marito perché era facile da colpire … non ho idea di cosa voglia la ‘ndrangheta…sono in tanti ad avere avuto avvertimenti….ma mio marito nessuno, eravamo tranquilli….". A Rainews24 il 19 ottobre 2005, la signora Laganà dichiarava: “Non abbiamo mai avuto minacce, nessuna avvisaglia. Eravamo tranquilli”. L’onorevole Laganà non rivendica alcuna battaglia del marito contro la mafia nè tantomeno  dice che avesse denunciato  fatti gravi. Perché?Inoltre non si capisce perché l’ex capo del governo Berlusconi, sempre presente dove c’è una telecamera, non abbia partecipato ai funerali di Fortugno,  non hanno partecipato nemmeno l’ex ministro Pisanu, i vice presidenti di Berlusconi e i ministri più importanti.Non si capisce perché non vengono messi all’ordine del giorno della commissione antimafia, che ha il compito di occuparsi dei rapporti mafia-politica, il caso Fortugno e la relazione sull’ASL di Locri.Io ho scritto al Presidente della Commissione Forgione e  ho chiesto di farlo (Leggi le lettere  sono state pubblicate anche sul sito ) . La signora Fortugno, che è deputato e membro dell’antimafia, l’ha chiesto? Lo faccia e lo pretenda così potrebbe ottenere anche le risposte di Pisanu e degli altri membri del governo Berlusconi chiamati a deporre davanti all’antimafia.Ci sono altre cose che non si capiscono e che la Commissione antimafia, con i poteri della magistratura, potrebbe chiarire. E cioè le telefonate del dr Fortugno ai capi della cosca Morabito. Infine, la frase contenuta in una busta gialla con minacce di morte al fratello del dr Fortugno anch’egli medico a Siderno, messa in evidenza dal Corriere della Sera, che dice:” Prima ficiru i fatti e mò fannu i santi”. “Prima hanno fatto i guai e ora fanno i santi”. Che significa? La prima a essere interessata a capire è proprio la signora Fortugno. Infatti, non è un messaggio da poco. Qualcuno, al più presto, dovrebbe spiegare di quali fatti si tratta, se ci sono stati e chi li ha commessi. Il messaggio mafioso è tutt’altro che una Bazzecola.


07 dicembre 2006. Previti in Parlamento: Perché no?

Nel 1895 Felice Cavallotti nella “lettera agli onesti di tutti i partiti” attaccava come solo lui sapeva fare, Crispi per lo scandalo della Banca Romana. Cavallotti scriveva:” è inutile pretendere che un’assemblea rappresentativa funzioni, se vi sono dentro cento o centocinquanta persone tormentate dal sospetto o dal convincimento di trovarsi in faccia ad un ministro disonesto( Crispi). La tempesta di animi che impedisce alla Camera, al Paese, ogni utile lavoro proseguirà, finchè la pietra dello scandalo non sia rimossa”. Altri tempi! Ma soprattutto altri uomini di cui si è perso lo stampo.

Previti è deputato ma è stato anche ministro. Sul suo conto non si tratta di sospetti, ma di una sentenza definitiva per reati gravissimi come la corruzione dei  giudici. Sta conducendo una battaglia durissima e tenace per restare a Montecitorio mentre è agli arresti domiciliari. Perché meravigliarsi? Perché gridare allo scandalo? Questo  Parlamento con i suoi oltre 80 inquisiti e condannati, i quali, non hanno “animi in tempesta” e, con buona pace del presidente Forgione di Rifondazione Comunista stanno anche nella commissione antimafia, merita Previti. E Previti merita questo Parlamento.

Qualche iniezione di memoria ai Parlamentari che hanno fatto di tutto perché Previti non andasse in carcere e restasse a Montecitorio, non guasta. Forse è bene ricordare che Previti è stato l’ideologo di leggi come la riforma dell’articolo 513, del cosiddetto giusto processo e di tante altre, approvate dal centro sinistra, anche se hanno devastato il processo penale, hanno creato le condizioni per cancellare le pene e per la prescrizione dei reati. Inoltre, alcuni di loro direttamente, e altri che ne condividono la politica nel settore della giustizia, hanno dato a Previti oltre 100 voti per impedire che nel 1997 venisse arrestato e altri, che ne condividono la politica nel settore della giustizia, hanno votato le proposte che ha presentato o suggerito.

Allora, cari ex colleghi, non fate gli ipocriti e lasciate in pace Cesare Previti, che molti di voi conoscono bene per averlo frequentato negli anni d’oro.

Oggi i giornali dicono che il Centro Sinistra in tre mesi ha perso 13 punti. Ma se fa le stesse cose che ha fatto Berlusconi perché meravigliarsi?

Come vedete tutto torna. Una sola cosa non torna: il degrado della Repubblica Italiana a Repubblica delle Banane. Ma queste sono Bazzecole.


 

29 novembre 2006. Colloquio telefonico tra Silvio Berlusconi e Gianni Letta, Uno scoop?....

 Pubblichiamo questo colloquio sperando che non arrivi la polizia postale a sequestrarlo. 

Gianni: Silvio come stai? C’è qualcosa al cuore che non va?

Silvio: Ma va! Sto benissimo. Nessun calo pressorio di cui hanno parlato i giornali.

Gianni: E allora?

Silvio: Allora sono depresso. Sono depresso e mi va giù anche la pressione, ma per la depressione

Gianni: Depresso? E perché?

Silvio: Gianni, mi meraviglio di te. E’ possibile che non capisci? Volevo mandare a casa il Parroco, Prodi, lo sai che in privato lo chiamo così . Ci sono tutte le condizioni perché due o tre senatori passino con noi. Anzi diciamo che li ho già trovati perché mi hanno contattato spontaneamente. C’è n’è uno anche a vita.

Gianni: Bene, no?

Silvio: Bene un cazzo. Ma come facciamo a mandare al casa il Parroco se fa tutto quello che abbiamo fatto noi? Anzi, con l’indulto è andato oltre le nostre proposte. Le leggi che loro chiamano vergogna e che fanno comodo anche a loro non le toccano. La riforma Biagi non la toccano. La riforma Moratti non la toccano. Il conflitto di interesse sarà una sceneggiata napoletana perché per le mie televisioni non cambierà niente. La riforma dell’ordinamento giudiziario… campa cavallo. La distruzione delle intercettazioni illegali, abbiamo votato insieme. I soldati in Iraq restano fino a dicembre come avevo predisposto io e, novità assoluta, la sinistra non dice più che sono truppe di occupazione ma missione di pace. Previti col mio governo in carica è andato in carcere adesso se va bene forse resta anche deputato. Cosa gli dico io alla gente? Che lo mando a casa perché mi è antipatico? E poi non lo vedi che nei sondaggi siamo in netto vantaggio perché il governo fa le stesse cose che abbiamo fatto noi e la gente pensa che abbiamo governato bene. Loro hanno fatto solo una toccatina alle aliquote fiscali e basta. Perciò la gente ci premia.

Gianni: E allora con la manifestazione del 2 dicembre come la mettiamo?

Silvio: La mettiamo che la giustifichiamo con le tasse enfatizzando le nuove tasse che poi ci sono e non ci sono. Per il resto stiamo zitti perché non ci possiamo lamentare davvero.

Gianni: E con Casini?

Silvio: Casini è un furbo di tre cotte. Da democristiano conosce i suoi polli. Tu lo sai bene che quella era una scuola eccezionale. Lui ha capito che non possiamo giustificare una opposizione troppo strumentale e in piazza non viene. E’ convinto che il Parroco è davvero come il semaforo di Guzzanti. Sta fermo e aspetta. Allora in piazza non viene.

Gianni: E non possiamo aspettare anche noi?

Silvio: Caro Gianni io non ho tempo e poi se penso che lui è a palazzo Chigi e fa le stesse cose che ho fatto io vado in bestia. Gianni, ma lo sai che quando mi ha telefonato per chiedermi come stavo mi ha anche chiesto dei consigli? E io dovrei lasciarlo su quella poltrona? Inventati qualche cosa. Parla con tuo nipote e lavoriamo per le larghe intese. Un governo di un anno e poi le elezioni. Le vinciamo e io torno a Palazzo Chigi. 

Fine della telefonata. E non sono bazzecole.

 

20 novembre 2006 : Ségolène Royal: la Regina.

Dopo che la polizia postale  ha bloccato il sito per giorni  su ordine dei magistrati della Procura di Reggio Calabria che,  pare, siano più preoccupati di evitare che si parli dell’ASL di Locri che di trovare esecutori e mandanti dell’assassinio Fortugno e di tutti gli altri delitti impuniti, riprendiamo, finalmente Bazzecole.

 

L’argomento è d’obbligo: la vittoria di Segolene Royal nelle primarie interne del Partito Socialista Francese, dopo avere vinto nell’opinione pubblica di sinistra e non solo e la probabile vittoria alle presidenziali di primavera. Per la prima volta una donna, una Marianne della Repubblica, all’Eliseo.

 

Noi che parliamo di riforma della politica da oltre 20 anni e non riusciamo a cambiare di una virgola né i programmi, né le regole e tanto meno i comportamenti e i protagonisti della vita politica di questo paese gerontocratico, non tanto per età, ma per la senescenza della democrazia, afflitta da infiniti conflitti di interesse, cioè da privilegi insopportabili, ogni tanto vediamo spuntare fuori dai nostri confini, fatti e esempi concreti, in carne e ossa, di riforma della politica, di trasparenza, di onore agli impegni assunti, di rispetto per i programmi annunciati in campagna elettorale. A un certo momento è comparso Zapatero, il giovane e simpatico leader del partito socialista spagnolo, che si chiama ancora partito socialista “ obrero”, operaio, il quale in campagna elettorale ha detto: se vinco, il giorno dopo ritiro le truppe dall’Iraq e faccio un governo composto per metà da donne( l’altra metà del cielo). In tanti hanno detto: questo racconta balle e sono stati smentiti.

Ora compare sulla scena Ségolène Royal. La Regina. Sì proprio così perché anche se il partito socialista francese è stato sempre repubblicano, alcuni suoi dirigenti sono stati chiamati Re o Regine. Mitterrand re. Ségolène regina. La signora ha sconvolto tutte le regole. Le Nouvel Observateur ha scritto che un candidato alla presidenza della repubblica che non è capo corrente o di clan non si era mai visto. “Desir d’Avenir”, desiderio di futuro, lo slogan, lanciato sulla rete dal giovane, 17 anni, Aziz Ridouan, figlio di immigrati, che ne è diventato uno dei collaboratori più stretti, ricorda da vicino quello di Mitterrand “ changer la vie”.

 

Ma perché le novità arrivano solo dai socialisti? Bella domanda e risposta complicata. Ci provo: in Europa “le dure repliche della storia” hanno dato ragione al liberalismo e al socialismo. I grandi partiti di sinistra sono socialisti. In Italia il partito socialista non c’è. E’ stato distrutto. E non c’è nemmeno il partito liberale. Nel nostro paese sono tutti post: fascisti, comunisti, democristiani. I post non hanno identità perché indossano la casacca degli altri per sopravvivere. E così non cambiano mai. Pensate quanti post ci sono nel governo Prodi! I post, come direbbe Celentano, sono lenti perché non vogliono cambiare nulla.

 

Perciò, chi vuole cambiare pensi al suo Zapatero o alla sua Ségolène, che ci sono anche da noi. Basta tirarli fuori e sostenerli. Non è una Bazzecola. Ma dobbiamo provarci...


Tasse per tutti   21 ottobre 2006

Riccardo Lombardi, leader della sinistra socialista libertaria del PSI di Nenni, ci diceva sempre che le riforme( quelle vere) avvantaggiano i più e svantaggiano i privilegiati.

Secondo l’ISTAT le tasse previste dalla finanziaria avvantaggiano 16 milioni di famiglie con un solo reddito e se hanno figli a carico, ne svantaggiano circa 5 milioni e un altro milione e mezzo rimangono come sono perché a causa del reddito molto basso non erano tassate.

Cinque milioni di famiglie e centinaia di migliaia di imprese sarebbero le privilegiate. Davvero troppe. Quindi, secondo quello che mi ha insegnato Lombardi non si tratta di vere riforme. Ed è tanto vero che chi guadagna 75 mila euro lordi, quasi tutti lavoratori dipendenti dal momento che l’unico gioielliere di Roma che ha denunciato 40 mila euro è stato portato in trionfo, paga con la stessa aliquota di chi di euro ne guadagna 5 o 10 milioni all’anno. IL Corriere della Sera del 18 Ottobre ha pubblicato gli stipendi dei manager di aziende pubbliche statali. Il Presidente del Consiglio ha lo stipendio più basso (220 mila euro, 14 volte di più di quello di un operatore scolastico). A seguire: Corrado Calabrò Antitrust( 440 mila, 28 volte di più); Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto di Di Pietro( 450 mila, 27 volte di più volte); Mario Draghi, Governatore Bankitalia( 450 mila, 27 volte di più), ma almeno è bravo; Vittorio Grilli, direttore generale del tesoro(660 mila, 38 volte di più); Massimo Sarni,amministratore delegato delle poste( 1 milione e 300 mila euro, 83 volte di più); Giancarlo Cimoli, amministratore Alitalia, che sta per fallire, ( 2 milioni e 700 mila euro, 172 volte di più). Alcuni cumulano altre entrate perché sono in decine di consigli di amministrazione.

E’ vero che il governo questi stipendi li ha ereditati, ma non potrebbe tagliarli portandoli, almeno finchè avremo risanato i conti pubblici, al livello del Presidente del consiglio?

E poi, i manager delle aziende che non vanno bene, non dovrebbero essere sostituiti e mandati a casa senza buonuscite miliardarie e al più presto? Infine, ma un lavoratore che guadagna 75 mila euro lordi deve essere tassato come il manager che ne guadagna 2’5 milioni?

I giornali hanno scritto che l’evasione fiscale è di 200 miliardi anno. Purtroppo non è così (basta leggere le cifre che ho pubblicato nel “Topino Intrappolato” nel 2005). Ai 200 miliardi bisogna aggiungere: Evasione da lavoro sommerso, almeno altrettanti; Evasione da esportazione illegale di capitali( quelli rientrati con lo scudo fiscale di Tremonti hanno pagato il 2’5%); Evasione da fatturato( 80 miliardi di euro anno) delle mafie; evasione dei patrimoni mafiosi accumulati( 1000 miliardi di euro); evasione dei contribuenti che pagano, anzi, non pagano le tasse nei paradisi fiscali.

Io lo so che questa evasione non si recupera dalla mattina alla sera. Ma vogliamo almeno provarci per l’anno prossimo? Ad esempio, per i patrimoni mafiosi, vogliamo cambiare la legge, confiscarne la metà e venderli con una bella operazione di cartolarizzazione usata finora solo per svendere il patrimonio dello Stato?

Infine, è così difficile modificare il sistema di accertamento e dei ricorsi? Tre gradi di giudizio sono troppi come per la giustizia civile e per quella penale. E’ di oggi la notizia che il Consiglio d’Europa ci ha diffidato per l’ennesima volta e ci ha intimato di fare i processi in fretta. Non si potrebbe cominciare da quelli tributari tenuto conto che ai ricorrenti nell’80% dei casi danno ragione e danno torto agli accertamenti della guardia di finanza?

Caro governo se ci sei batti un colpo. Perché per i cittadini una evasione che rischia di far mancare i soldi a tutti i servizi fondamentali non è davvero una Bazzecola.  Elio Veltri


 

Di Pietro e Mastella: guitti, ma con i soldi  4 ottobre ’06

3 ottobre 2006, ore 18.00 : Giustizia, l'Unione va sotto per un voto Italia dei Valori si astiene al Senato. L'ira di Mastella: «Di Pietro chiarisca o si dimetta».

4 ottobre 2006, ore 18.00 : Di Pietro : «Voteremo il ddl Mastella» Il leader dell'Italia dei valori annuncia il sì del suo partito: «Ma lo facciamo solamente per senso di responsabilità»

 

Di Pietro e Mastella in qualsiasi Paese europeo sarebbero stati licenziati dal premier. Ma da noi il Cabaret negli ultimi anni è stato parte integrante dell’attività di governo. Ora ci manca perché ci manca Lui.

 

Volete mettere le corna, la corte alla presidente finlandese, il bacio all’operaia di Putin, la chitarra di Apicella, i duetti con Fede, le pacche sulle spalle a Bush …  Che tristezza col governo Prodi! Dopo che hai guardato Padoa Schioppa che annuncia lacrime e sangue vorresti godertela un po’. Ma il cabaret è di  infimo ordine.

 

Di Pietro e Mastella, sembrano due guitti, ma con la poltrona e i soldi. Si annusano, si fanno i dispetti, minacciano sfracelli e poi , come i ladri di Pisa, si mettono d’accordo. Un giorno si e l’altro pure, ognuno chiede le dimissioni dell’altro in nome degli interessi della Patria. Ognuno minaccia le proprie. Ma poi, come da copione improvvisato scritto in Dipietrese, lingua arcaica e asintattica, e in Ceppaloniano, sannio bastardo, si mettono d’accordo e ricominciano il giorno dopo.

 

Prodi dovrebbe tremare perché minacciano a turno di mandare a casa il governo. Ma non se ne preoccupa perché sa bene che manderebbero a casa anche se stessi, e non lo faranno mai. Hanno trovato l’America e se la tengono. E i grulli degli italiani? Abbozzano e sperano che i due giganti della politica e del governo la smettano. Anche perché, checché gli interessati ne pensino, non riescono a divertire nessuno.

Il più patetico però è Di Pietro, perché vorrebbe dare a intendere che non sapesse che la politica della giustizia Mastella non potrebbe farla diversamente. Allora si appella al Programma. Ma non si è accorto che quello che lui chiama il Programma era al massimo una predica che ognuno, compreso lui, recita come gli fa comodo.

 

Sperare che si comportino da governanti è inutile.  L’unica speranza è che migliorino le prestazioni del Cabaret. E’ una Bazzecola, ma ci accontentiamo lo stesso.  Elio Veltri


A metà legislatura avvicendamento a Palazzo Chigi 29 settembre ’06

 

Questo è uno scoop: a metà legislatura Romano lascia il posto a Silvio. Gli accordi sono accordi e vanno rispettati. E finora lo sono stati.

Sul Condono (detto indulto) hanno votato insieme, anche se Berlusconi era un po’ restio perché lo considerava troppo permissivo per i delinquenti comuni. Lui, si sa, è ossessionato dai sequestri e dalle rapine per la sua famiglia e quindi avrebbe voluto che sequestratori e rapinatori rimanessero in carcere. Poi, per il bene del paese e, soprattutto, in vista di palazzo Chigi si è arreso. E’ il caso di dirlo: Palazzo Chigi val bene un sequestro di persona . Nel caso di Silvio, Dell’Utri saprebbe cosa fare.

 

Hanno votato insieme sul Libano ed  è stata accolta la proposta di Fini di considerare uguali tutte le missioni dei nostri militari. Per cui i nostri soldati in Iraq sono stati riabilitati: hanno perso l’immagine davvero brutta di truppe di occupazione comandate dagli inglesi e sono diventate, anche loro, truppe di pace. Se D’Alema, artefice dell’accordo, ci avesse pensato prima, si sarebbero evitate tante polemiche e anche i malumori di Bush, Condy e Giuliano Ferrara. Ma tutto è bene quel che finisce bene e non si può che gioire.

 

Si sono messi d’accordo (dove c’è Mastella ci si mette sempre d’accordo perché o Prodi ci sta o lui passa dall’altra parte) sul decreto “cancella tutto”, così anche gli spioni potranno evitare processi e condanne, con grande gioia di molti spiati.

Tutto va per il meglio. Riamane un dubbio: ma perché non hanno lasciato Berlusconi a Palazzo Chigi che gli piaceva tanto?

Il cambio della guardia a ben vedere è stata solo una questione di bazzecole.  Elio Veltri


                                                   

Il Circo Barnum o dei Fenomeni da Baraccone    19 settembre 2006

Noi che lo abbiamo votato ci dobbiamo rassegnare? Pare proprio di sì perché non si sa con chi dialogare.

Nel cosiddetto programma, quello di 280 pagine, c’è scritto che bisogna nominare una commissione di inchiesta sui fatti di Genova. Ma pare che non si possa, perché Di Pietro è contrario in nome della legalità, messa sotto i piedi, e Mastella è contrario in nome della illegalità,  quella che potrebbe emergere da una inchiesta. Sembrano proprio Uguali i due maggiori reclutatori di “fenomeni” del centro sinistra.

 

E a proposito di fenomeni, al senatore Di Gregorio, quello delle “ targhe alterne”, si è già associata l’onorevole Gasparrini, quella delle casalinghe,  che al Corriere ha comunicato l’uscita dall’Italia dei Valori perché è “un’accozzaglia”. Ma va? La signora, che di andate e ritorni nei due schieramenti e nei partiti che li compongono se ne intende, non dovrebbe lamentarsi più di tanto perché ha  trovato il tetto giusto. E se Di Pietro la trascura un po’ abbia fede perché, ne sono certo, quanto prima la collocherà ancora meglio.

Invece di Di Gregorio si occupa l’Espresso. Anzi, si occupa dei suoi affari che spazierebbero in molti paesi del mondo, compreso l’Iran. Naturalmente Di Pietro, poverino, non ne sapeva niente ed è stato ingannato. Ma se è così, Mani Pulite, chi l’ha fatta? Un suo sosia?

 

Tronchetti Provera  si è dimesso. Che andasse a finire così era facilmente prevedibile e l’avevo scritto nel Topino Intrappolato. Prodi è stato a suo tempo inventore e protagonista delle privatizzazioni. Il suo braccio destro Angelo Rovati, preoccupato per Telecom, ha studiato un piano di rientro nel pubblico e lo ha mandato a Tronchetti Provera, il quale prima di dimettersi a causa della montagna di debiti dell’azienda, comprata a spese delle banche, e di defilarsi in attesa degli sviluppi giudiziari , com’è capitato a  quasi tutti i finanzieri italiani, si è vendicato e lo ha reso pubblico.

 

Prodi dice che non ne sapeva nulla. Io ci credo. Berlusconi, Fini e Casini però non ci credono e pianteranno una grana che dalla Cina sembra piccola, ma in Italia, apparirà enorme.

 

 Ma perché non sceglie meglio i suoi collaboratori? C’è un precedente: quando Pertini fece fare una dichiarazione sbagliata al suo portavoce, Antonio Ghirelli, che scatenò il putiferio, dopo 10 minuti Ghirelli, un galantuomo, si dimise e salvò il Presidente. Non avrebbe fatto meglio a dimettersi immediatamente anche Angelo Rovati che è un po’ meno titolato di Ghirelli? E poi, caro Romano, come fai a dire che non ti presenti in Parlamento? Ma chi ti consiglia? Così la coalizione somiglia davvero ad un Circo Barnum, e non sono Bazzecole.  Elio Veltri


I nuovi schiavi 7 settembre 2006

Provincia di Foggia. Raccolta dei pomodori, l’oro rosso, per i padroni delle terre. Settemila schiavi impegnati nelle terre che videro le prime lotte contadine guidate da Giuseppe Di Vittorio. Fabrizio Gatti, sull’Espresso in edicola, ci racconta la sua settimana da “schiavo” accanto agli altri schiavi rumeni, polacchi, bulgari, e africani. Molti con permesso di soggiorno, altri clandestini. Sfruttati, picchiati, violentati malati senza cure, che dormono in porcili che farebbero schifo anche ai nostri animali domestici, disposti a sopportare tutto, per due, tre euro al giorno, che per loro dura 16 ore o più.

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I padroni violenti e sfruttatori, spesso collusi con la mafia, che ricevono i sussidi dell’Unione Europea. I caporali, divisi per etnie come gli schiavi, che garantiscono con la violenza legge e ordine. Le autorità che fanno finta di non sapere. Di non vedere.

 

Lo Stato innanzitutto: ministero dell’interno, carabinieri e polizia che non sanno, non vedono e non sentono.

 

La Regione dalla quale dipendono le ASL che dovrebbero tutelare la salute, anche degli immigrati, la sicurezza del lavoro, la legalità dei contributi europei erogati, l’agibilità e l’igiene delle case, non si è accorta di nulla. Né del caporalato che opera alla luce del sole, né delle violenze, né degli omicidi o delle sparizioni di alcuni.

 

Solo Médecins sans Frontières se ne sono accorti e sono intervenuti nel paese sesto al mondo per ricchezza, che discute di PIL dalla mattina alla sera, come intervengono in qualsiasi fronte di guerra di qualsiasi paese povero.

 

 Il caporale rumeno, come i kapò dei campi di concentramento, ad un connazionale che cerca lavoro dice: ”Ti posso prendere. Ma domani. “ Ce l’hai un’amica?”, “ un’Amica?”. “ Mi devi portare un’amica. Per il padrone, se gliela porti ti fa lavorare subito. Basta una ragazza qualunque”. Il caporale, indica una ventenne e il suo compagno:” Quei due sono rumeni come me. Lei col padrone c’è già stata”. “ Ma io sono solo”, “ Allora niente lavoro”.

 

Così inizia l’articolo di Gatti. Ebbene, di fronte al racconto di un giornalista attendibile, autore di inchieste precedenti come quella sui centri di accoglienza per immigrati, che aveva fatto discutere mezzo paese, ora è sceso il silenzio. Però, al di là della retorica sul bel paese, l’Italia della schiavitù e dello schiavismo c’è, e non solo in Puglia, come c’è quella della mafia.

 

 Forse mi sarà sfuggito, ma nessun giornale e telegiornale ne ha parlato. Nell’orgia di dichiarazioni di politici e supposti governanti non ne ho sentito una, dico una, che accennasse all’argomento. Nelle feste dei partiti di centro sinistra, da Telese a Pesaro, dove Romano Prodi è di casa e con lui tutti gli altri ministri e sottosegretari, nessuno ha detto di volere stroncare questa vergogna. E Bertinotti al quale non mancherebbe certo un salotto televisivo per denunciare il caso e promuovere un dibattito alla Camera? Neanche lui si è accorto di niente? Niki Vendola tace. Perché? Il sindaco di centro sinistra di Foggia non si è accorto di nulla. I sindacati si occupano di altro.

 

Di fronte a una violazione dei diritti umani tanto palese quanto vergognosa e inopinata in un grande paese europeo, chi dovrebbe intervenire? L’ONU, la Corte di Giustizia di Strasburgo? Il Vaticano? Bene. Se nessuno in Italia nelle prossime ore batte un colpo, il dossier, almeno in Europa e alla Corte di Strasburgo, arriverà. Forse non servirà a molto, ma è anche possibile che qualche sanzione, come la cancellazione dei contributi europei sarà erogata. Questa volta, però, non avremmo nemmeno l’alibi di Berlusconi al governo. Ecco, per noi queste non sono Bazzecole.     Elio Veltri


                

Lugi Manconi fa finta di conoscere la legge sull’indulto 26 agosto 2006

Manconi e Li Gotti, i due Luigi, sono sottosegretari di Mastella. Il primo- noto garantista- avrebbe chiesto al ministro di estendere l’indulto anche ai pochi reati esclusi; il secondo, altrettanto noto dipietrista, era contrario all’indulto.

Mastella, il vero mattatore del governo Prodi, per evitare discussioni con due sottosegretari che tanto per lui contavano quanto il due di briscola, non li ha neanche informati. Li Gotti ha incassato e taciuto. Manconi vuole fare il primo della classe e fa finta di conoscere la legge. Lunedì scorso ne ha parlato sull’Unità raccontando un po’ di balle che attribuisce ai tanti che si sono opposti all’indulto “colpo di spugna”, riguardante i reati dei potenti e dei criminali veri. Marco Travaglio gli ha risposto nella sua rubrica, smontandole una per una e rimandandole al mittente. Luigi (Manconi) avrebbe fatto una bella figura dicendo che lui, come sempre, è comunque contrario alla pena e al carcere. Tanto, i reati sono Bazzecole e una invenzione dei giustizialisti . Se uno ti violenta la moglie e poi l’ ammazza, tu cosa fai? Lo inviti a casa, chiami lo psicologo, cerchi di capire e poi lo metti nella camera degli ospiti.

 

E per Tanzi, Ricucci e Consorte, quali pene avrebbe chiesto Manconi? 

 

Per Tanzi, massimo della pena: non vedere il Parma e non telefonare a De Mita per tre mesi; per Ricucci due settimane lontano dalla Falchi, che è già una pena più pesante; per Consorte, non comunicare con D’Alema per un mese, il massimo del sacrificio. Già queste per Manconi sarebbero state punizioni terribili che però, chi lo conosce e sa che è sottosegretario alla giustizia di Mastella, avrebbe capito. Invece, è entrato nel merito della legge e non ha fatto una grande figura, perché è stata scritta a sua insaputa e non ha avuto il tempo di studiare.

 

Se dovesse parlarne ancora rischierebbe di fare come Gasparri il quale ha presentato la legge con il suo nome e poi si è scoperto che Berlusconi l’aveva fatta scrivere ad altri.
Luigi, Luigi, attenzione! Non scherzare più perché un giorno o l’altro Mastella, il mattatore, si arrabbia e dice che non ti consulterà nemmeno in futuro. Elio Veltri

 


 

Mastella e Di Pietro: Masanielli de noantri  29 luglio 2006

Dell’indulto avevo già detto: una legge “ad personas” ( parlamentari condannati e inquisiti e amici corrotti e corruttori) e “contra personas” (oltre 500 mila risparmiatori truffati). Un enorme conflitto di interesse elevato a strumento di governo. Così va il mondo e anche la maggioranza di centro sinistra. Le proteste non sono mancate. Ma non esiste un partito in grado di raccoglierle. Io credo che bisogna farlo e al più presto, e che debba somigliare al partito socialista di Zapatero.  Anche se mi contenterei di uno simile a quello francese di Hollande. Vediamo dopo le vacanze cosa si può fare.

 

Come sempre accade nel bel paese, un problema terribilmente serio è stato attraversato da alcune sceneggiate. Primo in ordine di tempo Clemente Mastella, miracolato da Prodi con il ministero della giustizia. Appena nominato ha detto: “Ero finito. Padre Pio ha fatto il miracolo”. Poi è volato a Rebibbia a rassicurare i detenuti dicendo che stava più con loro che con i magistrati. Ed è stato di parola: in progress ha lavorato contro le intercettazioni telefoniche, per l’indulto come primo passo verso l’amnistia, e per far finire calciopoli con un colpo di spugna. Poi si è esibito con il matrimonio del figlio frequentato da tutti i potenti. Auguri e figli maschi al giovane Pellegrino Mastella. Ma se fosse vero che sono stati impegnati centinaia di agenti ci sarebbe da chiedersi chi ha pagato.

 

Quando Craxi volò in Cina con pochi familiari scoppiò uno scandalo. Ora pare che gli scandali non siano più di moda. Clemente dopo la nomina ha detto che di giustizia ne sapeva meno di una matricola. Infatti nessun capo del governo della vecchia DC gli avrebbe dato il dicastero. Padre Pio fa davvero i miracoli. E se non li fa lui, li fa San Romano. Quindi, per noi laici, non c’è speranza.

 

L’altra sceneggiata l’ha fatta Antonio Di Pietro, che nel merito aveva ragione. Uno dei meriti di Mani pulite era stato quello di restituire dignità alla politica. Invece Antonio fa il Masaniello di strada e pur avendo ragione si fa massacrare perché le dimissioni non si annunciano, si danno. Nessuno peraltro gliele aveva chieste e la sospensione dalla carica è una pagliacciata. Una battaglia seria è diventata una farsa. Quando la politica diventa una caccia ai posti o si è Andreotti e si diventa un mito,  o si fanno figuracce soprattutto se per anni si è fatti i giustizieri.

 

Ma il paese è così e non promette nulla di buono. Il berlusconismo senza Berlusconi è peggiore di quello con il Cavaliere. L’avevamo detto perché era facile prevederlo. Altro che nani e ballerine. Siamo al peggiore cabaret e tutti vogliono fare i guitti. Le persone serie devono aspettare perché il paese avrà bisogno di loro, quando i guitti non incanteranno più nessuno. Elio Veltri

 


 

 

Taxi e indulto 19 luglio 2006

Mi scuso per l’interruzione della rubrica, che riprendo. I fatti non mancano e ogni volta che si va all’estero, se si escludono zone come la Palestina, il Libano e l’Iraq, ci si chiede perché questo nostro paese va alla deriva pur essendo tra i fondatori dell’Unione europea.

Il governo Prodi e Bersani ne fanno una giusta: liberalizzare i taxi. I cittadini si schierano con il governo e con il ministro perché il servizio costa troppo, ha orari impossibili, maltratta i consumatori ecc. Il governo potrebbe varare una piccola riforma. Piccola, ma importante. Ma che fa? Appena i taxisti, soprattutto a Roma, fanno casino, minacciano il blocco delle città e i loro stessi colleghi ragionevoli, aggrediscono qualche ministro, urlano e insultano, il ministro retrocede e si rimangia le proposte più significative. Un tassinaro (fascista), nel bar di Tonino, in via dei Coronari, commenta così: “Altro che pareggio come dice Bersani. Avemo vinto tre a zero. La sinistra ce voleva alla fame e noi javemo rotto il cu..”. Il c…, forse no. Ma la credibilità si. D’altronde, qualcuno, scomodando Don Abbondio, ha ricordato che se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare. Se le cose dovevano finire così, non era meglio non incominciare per niente?

 

Ieri la Camera ha approvato l’indulto e cioè uno sconto di pena per i reati commessi fino alla fine del 2005, con la motivazione che le carceri scoppiano e bisogna svuotarle. Mettiamo pure che sia così. Ma il Parlamento è popolato di inquisiti e condannati che godono dello sconto di pena. Insomma il voto di ieri è stato un conflitto di interesse in pena regola. Anzi, un autocondono, per se stessi e gli amici. Chi sono gli amici? Ma i protagonisti dei crac (Parmalat e Cirio), i furbetti del quartierino( Consorte, Ricucci, Sacchetti, Fiorani e compagnia cantando), Moggi e Giraudo, i corrotti e i corruttori della pubblica amministrazione. Sì, perché il provvedimento di clemenza prevede gli sconti di pena per tutti i reati finanziari, dalla bancarotta all’evasione fiscale, e per la corruzione e la concussione. Come primo atto della maggioranza di centro sinistra in Parlamento non c’è malaccio. Una bella legge “ad personas”( quelle di Berlusconi ve le ricordate?) e “contra personas”, i poveri 500 mila risparmiatori truffati dai signori dei crac e delle scalate alle banche. E poi dicono che Berlusconi ha perso. Prima avevamo il Berlusconismo con Berlusconi. Ora abbiamo il Berlusconismo senza Berlusconi. E il nostro voto e le nostre speranze?. Ma sì! Sono Bazzecole. L’importante è avere tanti ministri, sottosegretari e presidenti. Il resto non conta.   Elio Veltri


 

Massimo D’Alema e il codice etico dell’informazione 26 giugno ’06

D’Alema, forse sorpreso dalle cronache giudiziarie e scoperecce di questi giorni, ha proposto un codice etico per l’informazione, che a suo parere diffonde notizie fuori dalle fasce protette, e cioè la nuova classe( i politici).

D’Alema troppo preso dalla sua nuova missione in giro per il mondo e dagli incontri con i potenti della terra, non si è reso conto che oltre 90 deputati e senatori, suoi colleghi, sono indagati, imputati e condannati per reati gravissimi che vanno dalla corruzione all’associazione mafiosa. E per loro cosa facciamo?  Mandiamo le forze dell’ordine a presidiare Montecitorio e Palazzo Madama, come suggeriscono nel loro libro di prossima uscita Marco Travaglio e Peter Gomez, dal momento che nei due palazzi c’è la più alta concentrazione “criminale” del paese?

D’Alema forse non sa o ha dimenticato che nel mese di Ottobre del 2004 la presidenza del Cantiere al completo( Sylos Labini, Occhetto, Chiesa, Novelli, Falomi e Veltri) aveva proposto a Romano Prodi l’adozione di un codice etico all’interno dell’Unione e che Prodi, dopo una lettura veloce della proposta, disse che era moderata per cui anche i DS sarebbero stati d’accordo. Da allora non ne abbiamo saputo più nulla, nonostante intellettuali come Giovanni Sartori, Enzo Biagi, Antonio Tabucchi abbiano sostenuto la causa e sia Romano che Fassino, in tempo reale, abbiano assunto l’impegno di approvare il Codice proposto dal Cantiere. Ma il livello della me.. sale di giorno in giorno e, forse, in tempi brevi, anche i parlamentari dovranno trovare rifugio sui tetti. Poiché neppure i DS sono estranei al livelli di m.. che aumentano con velocità non prevista dai partiti e dal governo, forse sarebbe bene metterci una pezza e prima di chiedere il Codice per i giornalisti, che sa tanto di censura, sarebbe bene mettere ordine, lavare e disinfettare i luoghi che frequenta il ministro degli esteri.

Sono certo, caro Massimo, che se per una volta, ti impegnassi in questo lavoro di pulizia, troveresti molti sostenitori, altrimenti potrebbe capitare come a Craxi, il quale diceva di voler prendere la scopa per fare pulizia, ma non lo fece mai. E per dare un buon esempio, comincia a querelare Vittorio Emanuele che ha parlato di tuoi conti in Lussemburgo e consiglia a Fassino di vederci chiaro nelle vicende di tutti i chiacchierati diessini che negli ultimi giorni hanno affollato con le loro foto le pagine dei giornali non per opere di bene, ma perché accusati di avere preso tangenti o di essere collusi con la mafia.

                           Elio Veltri

 

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